Cosa insegnano Jedi Academy e Knights of the Old Republic su Nintendo Switch?

La difficoltà si può distribuire, non soltanto abbassare

Cari amici di Switchitalia benvenuti sulle nostre pagine per un appuntamento speciale. Un interessante articolo di approfondimento stilato da Søren Kamper, curatore del sito per appassionati Star Wars: Gaming, raggiungibile a questo indirizzo. Se la Forza scorre potente in te, non puoi assolutamente perdertelo!

C’è una frase nella recensione di Elden Ring Tarnished Edition su Switch 2 che descrive molto bene una delle idee più interessanti della difficoltà moderna: Elden Ring non rende necessariamente il Souls più facile, ma moltiplica gli strumenti con cui il giocatore può affrontarlo. Se un boss è troppo forte, si può andare altrove, trovare un’arma, cambiare configurazione, crescere, tornare più preparati. La difficoltà non scompare. Viene distribuita nello spazio, nel tempo e nelle decisioni. È un principio che sembra modernissimo, ma alcuni vecchi giochi di Star Wars lo praticavano già con mezzi molto più semplici. Oggi che tanti classici della saga convivono tranquillamente nel catalogo Nintendo — e tornano con regolarità anche nelle offerte dedicate a Star Wars sull’eShop — vale la pena rigiocare Star Wars Jedi Knight: Jedi Academy e Knights of the Old Republic non soltanto come reliquie piacevolmente rumorose dei primi anni Duemila. Entrambi mostrano una cosa ancora utile: si può gestire la difficoltà dando al giocatore più modi di prepararsi, invece di limitarsi a spostare un cursore da “normale” a “facile”. Non è una guerra contro i selettori di difficoltà. Sono strumenti legittimi, spesso necessari e in molti casi fondamentali per l’accessibilità. Il punto è un altro: il numero scelto nel menu è solo uno dei modi con cui un gioco decide quanto margine lasciare al giocatore. Missioni, poteri, compagni, equipaggiamento e possibilità di cambiare strada possono fare lo stesso lavoro in maniera più organica. E a volte anche più divertente, perché il gioco non ci dice soltanto “prova a un livello più basso”. Ci lascia la soddisfazione di essere diventati più furbi.

Jedi Academy: scegliere il problema prima di scegliere la soluzione.

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Jedi Academy continua a trasformare la difficoltà in una questione di ritmo, spazio e poteri della Forza. Immagine:
Lucasfilm Games / Aspyr.

Jedi Academy, arrivato su Switch nel 2020, non è timido. Nei primi minuti ci mette una spada laser in mano e poco dopo comincia a lanciare mercenari, cultisti, droidi, bestie e Jedi oscuri contro Jaden Korr con l’entusiasmo di qualcuno che ha appena scoperto quanti nemici possono stare in una stanza. È un action del 2003 e non cerca di nasconderlo: alcuni scontri sono bruschi, certe situazioni possono diventare caotiche e il sistema di combattimento premia chi impara davvero distanza, movimento e tempi della lama. Eppure il gioco non è una semplice fila di esami. La versione Switch conserva la personalizzazione del personaggio, della spada laser e del percorso attraverso la Forza che Aspyr e Nintendo presentano come parte centrale dell’esperienza. Jedi Academy su Switch permette di sviluppare poteri diversi mentre la campagna offre gruppi di missioni affrontabili con una certa libertà. Il risultato è piccolo rispetto agli open world di oggi, ma importante: quando una missione vi prende a schiaffi, non sempre la risposta è ripetere esattamente la stessa cosa con più pazienza. Si può scegliere un altro incarico, guadagnare accesso a nuovi poteri, capire quali abilità si adattano meglio al proprio stile e tornare con una cassetta degli attrezzi più convincente. Force Heal cambia il valore degli errori. Force Push può trasformare un gruppo di nemici vicino a un precipizio in un problema amministrativo per qualcun altro. Force Speed modifica completamente il ritmo di certi duelli. Grip è moralmente discutibile ma, come molte cose moralmente discutibili nei videogiochi, possiede una notevole chiarezza pratica. La difficoltà quindi non risiede soltanto nella precisione richiesta dal combattimento. Risiede anche nella domanda: che Jedi sto costruendo? Un giocatore che investe in poteri difensivi affronta lo stesso livello in modo diverso da chi privilegia controllo o aggressività. Non è la sofisticazione di un RPG moderno, ma la logica è già lì. Il gioco concede al giocatore il diritto di spostare parte della sfida dalla pura esecuzione alla preparazione.

KOTOR: quando il gruppo è parte della difficoltà.

In KOTOR la preparazione passa anche dalla composizione del gruppo e dall’uso intelligente delle abilità. Immagine:
BioWare / Lucasfilm Games / Aspyr.

Knights of the Old Republic compie lo stesso trucco in un genere completamente diverso. Il classico BioWare, disponibile su Switch dal 2021, viene ancora descritto ufficialmente come un RPG fatto di personaggi personalizzabili, scelte significative, oltre quaranta poteri della Forza, otto mondi e nove compagni tra cui costruire il proprio gruppo. La sua presenza stabile nel catalogo Nintendo, visibile anche nelle classifiche eShop dell’epoca del lancio, lo rende un ottimo promemoria di quanto fosse già elastica la difficoltà in certi RPG di vent’anni fa. KOTOR può essere duro per motivi molto diversi. Una build poco coerente può far sembrare improvvisamente cattivi anche avversari ordinari. Un compagno scelto male può lasciare scoperta una funzione essenziale. Una zona affrontata troppo presto può trasformare una passeggiata in una lunga discussione con il caricamento rapido. Ma quasi sempre il gioco offre una seconda domanda prima di dichiarare fallimento: sei sicuro di voler affrontare il problema proprio così? Dopo Dantooine, l’ordine con cui si visitano molti pianeti lascia spazio alla scelta. La composizione del gruppo cambia radicalmente il modo di affrontare combattimenti, dialoghi e abilità ambientali. Bastila non svolge lo stesso lavoro di HK-47, Mission non sostituisce semplicemente Canderous e T3-M4 è molto più interessante quando un terminale smette di essere arredamento e diventa una soluzione. Il gioco non si limita a chiedere se il protagonista è abbastanza forte. Chiede se la squadra è adatta al problema. Questa è una forma di difficoltà distribuita particolarmente elegante perché fa coincidere meccanica e fantasia. Star Wars è una saga di gruppi improbabili: Jedi, contrabbandieri, droidi, soldati, Wookiee, principesse e persone che discutono molto seriamente su chi debba riparare l’iperguida. KOTOR trasforma quella struttura narrativa in sistema. Portare il compagno giusto non è soltanto una scelta di gusto. È preparazione.

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