Trails of Cold Steel IV: la recensione

L'acciaio della spada per forgiare nuovi e vecchi eroi

Falcom, NISA e Nintendo Switch: un trittico quasi impensabile, fino a solo qualche anno fa, ma che grazie all’enorme successo (di mercato e concettuale) della console di Nintendo ha preso piede e sembra non volersi fermare più. Se da un lato la console ibrida della casa di Kyoto ha fatto incetta di produzioni “interne” di Nippon Ichi Software, diverso e più contorto, ma alla fine altrettanto soddisfacente è il connubio che riguarda le serie di Ys o, appunto, Trails of Cold Steel: con Falcom comodamente adagiata nei confortevoli guanciali del consueto supporto alle piattaforme e all’utenza giapponese di Sony, NISA intravede una succulenta possibilità di business e decide di proporsi per la localizzazione e la conversione dei giochi di ruolo orientali del caso, per Switch. Ed ecco che l’edizione ibrida di Ys 8 – Lacrimosa of Dana diventa quella di maggior successo commerciale. Da qui in avanti, si aprono i cancelli di altre produzioni similari, accorciando di volta in volta anche il ritardo nell’uscita sul mercato rispetto alla versione originale, andando a potenziare l’interesse verso questo tipo di operazioni da parte del potenziale pubblico nintendaro. Ed eccoci così al 2021, dove in attesa di Ys 9 – Ys IX Monstrum Nox, possiamo goderci le articolate avventure di Trails of Cold Steel IV, recensito per voi!

La storia riprende da dove si era interrotta alla fine del precedente episodio, narrando le complesse ed intricate trame belliche di un continente straziato dagli scontri di diverse fazioni in lotta fra loro. Il canovaccio è ormai davvero fitto, giunti a questo punto, e non siamo sicuri che il (corposo e super dettagliato, ma conseguentemente anche confuso) riassunto presente nel menu principale del gioco sia sufficiente per delineare in maniera chiara ogni singolo evento intercorso lungo l’ampio arco narrativo antecedente questo episodio. I neofiti della serie, lo ammettiamo, potrebbero essere soverchiati da un senso di spaesamento, davanti all’ampio preambolo che introduce le prime vere e proprie fasi di gioco, giunti alle quali invece anche i meno avvezzi alla serie inizieranno a sentirsi più padroni di quanto accadrà da quel momento in avanti. Ma pur sempre fino a un certo punto, va ammesso. Al contrario, gli affezionati di lunga data godranno in Cold Steel IV di un conglomerato di personaggi e situazioni ripescate dalle centinaia di ore di gioco affrontate in precedenza, per un prodotto a metà tra il fanservice e il giusto culmine di un’epopea davvero ragguardevole. Se infatti questo capitolo ha un pregio, è quello di riuscire a sciogliere tutti i nodi narrativi del passato, arrivando a concludere in maniera soddisfacente (quasi) tutte le sottotrame che hanno caratterizzato la serie fino ad oggi, ponendosi davvero come l’ultimo tassello dell’arco Cold Steel. Il prossimo episodio della serie The Legends of Heroes (già annunciato, anche se ancora non confermato per Switch), vedrà infatti l’inizio di un nuovo filone, con cambiamenti nel cast, nel motore grafico e nel sistema di combattimento.

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV – La recensione

Niente di tutto questo è, ovviamente o meno, presente nel gioco da noi analizzato. Anzi, la produzione esaminata è un seguito diretto in tutto e per tutto, tanto che qualcuno potrebbe persino definirlo in maniera negativa come un “more of the same”: l’estrema vicinanza di tutti gli elementi ludici agli episodi precedenti, però, viene ovviamente smorzata e resa più comprensibile dalla natura fortemente cinematografica del genere, che poggia le fondamenta sì su un profondo sistema di combattimento, ma anche su un racconto che, necessariamente, fa della continuità la sua forza principale. Moltissimi gli asset riciclati da Cold Steel III, sia per quanto concerne i personaggi che gli ambienti, per non parlare dei mezzi di combattimento, così come adeso come un guanto di taglia perfetta alle vostre mani apparirà il sistema di combattimento. Insomma, il senso di familiarità o elevatissimo e potrebbe, a seconda dei punti di vista soggettivi, apparire come un plus, piuttosto che come un minus. Una cosa però è indubbia: la continuità che amalgama i vari capitoli della serie emerge con prepotenza come un valore fondante di tutta l’opera, avendo posto solide basi nella presentazione di fatti e personaggi, tanto da riuscire a trascinare il fruitore al centro di un vortice di emozioni altalenanti, come altalenanti sono le sorti dei tantissimi protagonisti della saga; personaggi sfaccettati e profondi, legami non banali, eventi significativi capaci di emozionarvi a ogni pié sospinto, nonostante una gestione forse non ottimale del ritmo narrativo, soprattutto in alcune fasi (piuttosto trascinante e poco accattivanti). Una maggiore consapevolezza registica farebbe compiere alle Leggende degli Eroi un ulteriore passi in avanti nel campo della qualità complessiva della produzione.

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