The Great Ace Attorney Chronicles: la recensione

Per andare avanti, c'era bisogno di tornare indietro di più di cent'anni.

A proposito, ancora non abbiamo toccato il fulcro del gioco, ovvero le sessioni in tribunale. Per chi è un fan di lunga data, le meccaniche di base sono ormai un qualcosa di assodato, ma per i neofiti c’è il primo caso che funge da tutorial e che spiega come interrogare i testimoni, portare prove che mostrino incongruenze nella loro deposizione e controbattere alle dichiarazioni dell’accusa. In certi frangenti il gioco tende ad essere leggermente verboso e a dilungarsi fin troppo in spiegazioni e dialoghi superflui, ma in compenso già il primissimo caso risulta interessante e serve a porre basi interessanti anche per la narrazione orizzontale di entrambi i capitoli. The Great Ace Attorney Chronicles contiene infatti entrambi gli episodi della serie spin-off (Adventures e Resolve), per un pacchetto super-ricco, considerando soprattutto il prezzo budget cui viene proposto su eShop. Uno delle poche “obiezioni” da fare rimane probabilmente la mancanza di una traduzione in italiano, ma purtroppo sono passati da parecchio i tempi in cui AA poteva essere giocato nella nostra lingua.

Tornando al gameplay, ci sono altre meccaniche a movimentare il corso delle dispute: ad esempio, c’è la possibilità di interrogare più testimoni contemporaneamente, sfruttando eventuali reazioni involontarie di alcuni alle parole altrui. In realtà non si tratta di un elemento del tutto inedito, visto che già nel (meraviglioso) crossover con il Professor Layton potevamo fare qualcosa di simile. Una novità invece è rappresentata dall’introduzione della giuria popolare, così come si confà al nuovo sistema legale in cui ci ritroviamo ad operare. Sei persone comuni vengono scelte per giudicare l’esito del processo: ovviamente l’obiettivo è quello di far decretare loro l’innocenza dell’imputato, ma nel caso tutti quanti siano invece propensi ad un verdetto di colpevolezza, dovremo trovare contraddizioni tra le loro motivazioni e far così cambiare idea almeno a quattro di loro. Non stravolge chissà come la struttura portante, che invece può contare su un’ottima scrittura dei casi e dei personaggi, questi ultimi spesso ricorrenti e uno più strambo dell’altro, in pieno stile AA.

Altre novità si possono trovare invece nella fase di investigazione e raccolta indizi. Piccolo dettaglio ben gradito, la presenza di una spunta sul puntatore che ci dice se abbiamo già esaminato da vicino un oggetto nell’ambiente che stiamo perlustrando. Come già detto, con il passaggio ad una direzione artistica più realistica e particolareggiata, ora le ambientazioni sono ancora più ricche di dettagli, oltre ad essere rese con grafiche 3D. Questo rende possibili momenti come la “danza delle deduzioni”, ovvero il (decisamente) particolare processo deduttivo di Sholmes che, puntualmente, salta fin troppo velocemente alle conclusioni. Spetta a noi rivedere certi passaggi logici, sostituendo alcune parole evidenziate in rosso con gli oggetti corretti: per far ciò, possiamo muovere la telecamera di gioco, esaminando elementi della scena che altrimenti non saremmo stati in grado di vedere. Oltre a fornire un divertente siparietto comico con Sholmes e Ryunosuke che volteggiano di qua e di là, sono anche un ottimo modo per movimentare le sessioni tra un processo e l’altro.

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La stessa funzione dovrebbe essere svolta anche da alcuni video di intermezzo che solitamente troviamo ad inizio caso, ma oltre a essere particolarmente brevi, animazioni e qualità delle immagini sono sì piacevoli, ma non eccezionali: sicuramente un aspetto su cui Capcom dovrebbe lavorare in futuro (sperando ci siano piani per altri capitoli). In compenso, la colonna sonora è probabilmente una delle più belle della serie, con i temi classici riarrangiati con nuove sonorità e tracce inedite composte da Yasumasa Kitagawa e Hiromitsu Maeba. Gli sviluppatori hanno fatto un buon lavoro anche dal punto di visto tecnico, con molte opzioni per personalizzare il proprio stile di gioco: controlli touch in modalità portatile; funzione autoplay per far scorrere il testo in automatico (anche se non c’è l’impostazione sulla velocità di lettura, almeno si può stabilire il tempo d’attesa tra una battuta e la successiva); una nuova story mode che consente di veder scorrere il gioco senza dover intervenire, come se si stesse guardando comodamente una serie TV, per chi vuole concentrarsi sulla storia. E poi tanti contenuti extra, con costumi alternativi per i personaggi principali e una ricca galleria di immagini, audio e video con i commenti dei creatori, e una serie di brevi siparietti opzionali da gustarsi al termine di ogni caso.

La recensione

8.5 Il voto

The Great Ace Attorney Chronicles è per molti fan della serie un sogno che diventa realtà. Bello da vedere e da ascoltare, è impossibile non rimanere catturati dal variopinto cast di personaggi, per di più in un'ambientazione del tutto inedita. Sicuramente non reinventa nulla, ma quando a piccole novità si unisce un tale livello di scrittura, ben venga il solito more-of-the-same.

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