Castlevania Advance Collection: la recensione

L'eterna lotta tra i cacciatori di vampiri ed il principe della notte prosegue su Switch, con 3 (+1) interessanti titoli della serie Castlevania.

Raramente nel mondo dei videogiochi un titolo ha lasciato una impronta talmente forte da definire un genere ed ancora più raramente è capitato che un intero genere prendesse il nome da tale gioco. E’ il caso di Castlevania che, insieme alla serie Metroid, ha definito a partire dagli anni 2000 lo stile metroidvania. Con questo neologismo viene solitamente identificata una precisa tipologia di action platform 2D a scorrimento orizzontale, caratterizzato da estese mappe interconnesse con sezioni accessibili solo in seguito al ritrovamento di un determinato accessorio o allo sblocco di una determinata skill. Punto focale di queste produzioni è solitamente un level design molto complesso ed interconnesso, in grado di spingere il giocatore ad esplorare e memorizzare le diverse aree di gioco in vista di un massiccio backtracking. Per festeggiare il 35° compleanno della sua storica saga vampiresca Konami ha pensato bene di portare sui nostri schermi questa corposa Castlevania Advance Collection, che consentirà sia ai fan storici della saga sia ai videogiocatori più giovani di provare con mano un pezzo di storia videoludica.

Questa nuova raccolta rappresenta una sorta di seguito della Castlevania Anniversary Collection uscita nel 2019, rilasciata da Konami in occasione delle celebrazioni per il suo 50° anniversario. In quell’occasione venne stretta una fruttuosa partnership con lo studio di sviluppo M2 che si è occupato di adattare queste collection così come la Arcade Classics Anniversary Collection, dimostrando ottime capacità nonché sensibilità nel trattare i classici. La collezione copre la libreria rilasciata nei primi periodi successivi al lancio del Game Boy Advance. Avremo quindi accesso a Castlevania: Circle of the Moon (saga Apocalypse del cosiddetto universo alternativo uscito per GBA nel 2001), Castlevania: Harmony of Dissonance (seconda parte della saga principale, uscito per GBA nel 2002) e Castlevania: Aria of Sorrow (primo capitolo della saga di Soma Cruz, uscito per GBA nel 2003). Inoltre, la collezione contiene uno speciale quarto titolo bonus: il gioco del 1995 per SNES Castlevania: Vampire’s Kiss (conosciuto in America anche come ‘Dracula X’).

Tecnicamente siamo di fronte a dei porting senza dubbio ben fatti e curati anche se ovviamente alcuni aspetti inerenti il comparto grafico, le animazioni ed alcune scelte di gameplay non possono che risultare datati, spigolosi ed un po’ macchinosi giocati a vent’anni di distanza dal lancio. Se da una parte infatti spesso siamo portati a idealizzare, quasi mitizzare, i giochi del passato, altrettanto spesso poi alla prova dei fatti queste riedizioni ci mettono brutalmente di fronte al passare del tempo ed al gap tecnico che questo porta con se. La scelta di riproporre questi titoli storici senza un minimo di restyling, soprattutto grafico ma anche in parte di gameplay, è senza dubbio coerente e comprensibile ma sceglie di proposito di non scendere a compromessi con una platea abituata ad un gusto decisamente diverso, prendendosene tutte le responsabilità.

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