Card Shark: la recensione

L'arte del baro dal punto di vista di un truffatore gentiluomo, impegnato a cambiare il mondo grazie a qualche "asso nella manica".

Non c’è trucco e non c’è inganno! Solitamente con questa frase maghi, imbonitori e perfino truffatori cercano di rendere più reali ed allettanti le loro performance agli occhi degli ignari spettatori, magari con il fine ultimo di alleggerirne il portafoglio. In Card Shark, nuova produzione di Nerial, pubblicata da Devolver Digital, invece il trucco c’è e si vede benissimo, anzi in realtà ci viene svelato sin dall’inizio fino a farci diventare consapevoli artefici e protagonisti di una serie di partite a carte truccate. Ci troviamo infatti nei panni di un giovane cameriere muto che, suo malgrado, viene coinvolto dal Conte di Saint-Germain, noto baro, in una fitta trama fatta di truffe e intrighi via via più complicati nella fastosa cornice della Francia pre-rivoluzionaria.

Quello che inizialmente sembra essere una sorta di Robin Hood intento a ripulire facoltosi esponenti dell’alta borghesia francese al tavolo da gioco si rivela strada facendo una sorta di burattinaio con un piano sovversivo ben preciso. Tramite l’espediente della partita a carte, arriveremo a sederci allo stesso tavolo con personaggi realmente esistiti (come ad esempio Voltaire e Rousseau), carpendone segreti vitali e riuscendone ad influenzare il comportamento, portandoci quindi ad avere un ruolo di primo piano nell’imminente Rivoluzione. Pur seguendo un canovaccio semplice Card Shark riuscirà a farci respirare l’atmosfera di quei salotti e di quegli intrighi, facendoci realmente pesare quel mazzo di carte tra le mani. Il titolo del gioco riassume perfettamente quello che sarà il ruolo della bizzarra coppia, infatti un Card Shark in gergo è letteralmente una persona in grado di imbrogliare a carte padroneggiando trucchi ed espedienti propri dei giochi di prestigio e del mentalismo, in sostanza un baro di alto livello.

Inquadrare Card Shark nei canonici generi videoludici non è semplice, in quanto le scelte di gameplay sono davvero originali e ben architettate, quindi forse può essere più utile chiarire cosa non è al fine di sgombrare il campo da equivoci. Prima di tutto non si tratta di un gioco di carte, come suggerirebbe il titolo, bensì di un gioco dove le carte sono il protagonista principale nonché l’espediente narrativo che consente a tutta la storia di svilupparsi. Non è dunque necessaria alcuna conoscenza particolare dei giochi di carte, in quanto tutto quello che è necessario sapere viene esaurientemente spiegato nei primi minuti di gioco. Card Shark non è nemmeno propriamente una graphic novel, anche se il gioco mutua molte dinamiche da questo genere. Potremmo quindi forse azzardarci a definire questo titolo come una sorta di avventura narrativa dove l’avanzare della storia è scandito da una serie di partite a carte giocate tramite QTE o piccoli minigame mnemonici.

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