Made in Abyss: Binary Stars Falling into Darkness: la recensione

Avrete il coraggio e la pazienza di addentrarvi nell'Abisso? E sarete in grado di uscirne vivi e sani di mente? Mettetevi alla prova, ma preparatevi a una discesa infernale!

Se c’è un bacino quasi inesauribile di fonti di ispirazione per numerosissime produzioni videoludiche è quello dell’immaginario giapponese. Un coacervo (non necessariamente nell’accezione negativa del termine, per altro) di manga, anime, stili capace di variare moltissimo attraverso mezzi di comunicazione diversi, stili fortemente identificativi e toni variegati, pur mantenendo spesso e volentieri molteplici tratti distintivi e rappresentativi di quella cultura. Una cultura pop, fortemente improntata al consumo e all’intrattenimento, ma non per questo priva di valore artistico, sia per quanto concerne l’estetica che la sceneggiatura. Spesso e volentieri i creatori del Sol Levante si distinguono per la capacità di caratterizzare fortemente le personalità dei propri personaggi, per l’abilità del tratto stilistico o, in alcune circostanze particolari, per l’enorme fantasia espressa in termini di world building. Grande carica di creatività per l’elaborazione di svariati aspetti legati ed intrecciati tra loro per la costruzione non soltanto di un singolo aspetto, ma di un intero universo finzionale verosimile, dove la sospensione dell’incredulità possa coinvolgere e catturare l’attenzione del fruitore a 360°, grazie a elementi capaci di approfondire aspetti anche minimali, per un senso di realismo e veridicità senza pari. Uno di questi casi è senza dubbio Made in Abyss.

La famosa saga, approdata anche in occidente su diversi servizi di streaming, nasce in realtà da un fumetto di discreto successo (anche se lontano dal richiamo mainstream di un Demon Slayer, per dire), dove la spina dorsale dell’opera è imperniato attorno alla dicotomia piuttosto evidente tra l’estetica delicata e cartonesca (spesso definita kawaii nella cultura generale del Sol Levante) e i contenuti a di poco crudi che si svolgono davanti agli occhi, a tratti increduli, del fruitore. L’incipit del racconto è davvero originale e fortemente caratterizzante: al centro di un’isola sperduta nell’oceano è comparso, ormai tantissimi anni addietro, un’enorme voragine apparentemente senza fondo, denominata Abisso. In esso si possono trovare tesori inestimabili, manufatti imperscrutabili e reliquie dalle funzioni e dai poteri ammalianti: allo scopo di esplorare queste terre e depredarle delle loro incredibili ricchezze moltissimi viaggiatori sono partiti alla volta di quest’isola. Fra di loro, molti hanno deciso di stabilirsi nella regione attorno alla voragine, andando col tempo a costruire in maniera quasi tumorale tutta una serie di architetture abbarbicate sul bordo dell’Abisso, costituendo una comunità sempre in lotta anche con gli esploratori delle nazioni vicine, tutti accecati dal richiamo irresistibile dei tesori nascosti. Ma i più, semplicemente, non sono mai tornati. Questo perché le terre selvagge che costituiscono l’interno della misteriosa area sono strutturate in maniera poco accogliente, tra strati sovrapposti debordanti sul vuoto, animali e mostri a infestarne le diverse aree e, soprattutto, la così detta Maledizione dell’Abisso. Oltre ai pericoli di esplorare ambienti così verticali a strapiombo su centinaia di metri di caduta, oltre alla presenza di esseri viventi spaventosi e capaci di avvelenarvi, smembrarvi, paralizzarvi, ipnotizzarvi, mutarvi e fagocitarvi con estrema semplicità (tanto da rendere sostanzialmente impensabili gli scontri contro di essi), l’elemento che rende quasi impossibile affrontare la discesa è costituito dall’insieme di malori e malesseri che colpiranno gli esseri umani che tenteranno di risalire dall’Abisso verso la superficie. Se scendendo ai primi livelli, fino a una quota di circa 400 metri, risalendo verrete aggrediti da nausea e mal di testa, man mano che vi inoltrerete nella voragine i problemi diventeranno sempre più gravi, fino ad essere sostanzialmente insostenibili. Vertigini, fuoriuscita di sangue, allucinazioni visive e sonore, perdita della sanità mentale e, infine, morte. La discesa non è una passeggiata, tutt’altro: tra mostri e follia, scarsità di cibo e risorse, pericoli di ogni sorta, la spina dorsale di Made in Abyss è la lotta per la sopravvivenza.

Tutto questo si traduce anche nel titolo a licenza sviluppato da Spike Chunsoft: il gioco è infatti un titolo di avventura ed esplorazione, fortemente incentrato sulla necessità di gestire le proprie scarsissime risorse durante l’esplorazione sempre più verso il basso dell’Abisso, cercando di trovare la strada per scendere il più possibile, raccogliendo reliquie o oggetti i varia natura, necessari per forgiare armi ed equipaggiamento, piuttosto che per cucinare le pietanze necessarie per sopravvivere, possibilmente scoprendo sempre più bestie infernali, ma a debita distanza per completare il bestiario, ma evitando di restare uccisi da scontri assolutamente impari. In pratica, è un titolo molto difficile nelle sue dinamiche di base, lontane da un action o da un gioco di ruolo tradizionali, con la necessità insormontabile di avere la pazienza necessaria sia nella gestione del proprio armamentario, che nella cautela da mettere in campo per affrontare ogni più piccola svolta nel muoversi lungo i diversi livelli. Partendo per ogni missione avrete il compito specifico di raccogliere materiali o informazioni, così da poter riportare al campo base le reliquie da rivendere, piuttosto che nuovi dettagli in merito alla fauna e alla flora demoniache che infestano l’abisso; ovviamente il livello dei diversi obiettivi andrà crescendo con il progredire dell’avventura, diventando via via più complesso man mano che potrete scendere nei livelli inferiori della voragine. Tutti gli esploratori, infatti, sono suddivisi in diverse classi, simboleggiate come nel cartone animato dal possesso di fischietti di diverso colore: gli avventurieri meno esperti saranno dotati di equipaggiamento di richiamo rosso, per poi passare ai blu, ai neri e infine ai bianchi, riservati solo a pochissimi esploratori, in grado di superare tutte le avversità della maledizione dell’Abisso, nonostante le atroci sofferenze e la follia di visioni fuori dall’ordinario. Nel gioco, questo si traduce nella necessità di superare progressivamente diverse missioni, raggiungendone i rispettivi obiettivi, così da accumulare sufficienti punti esperienza per poter salire di livello e accedere agli strati più bassi dell’Abisso stesso.

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