Time on Frog Island: la recensione

Naufraghi su un'isola di rane antropomorfe, dovrete dare fondo a tutte le vostre abilità di sopravvivenza e intraprendenza per sopravvivere e riuscire nell'ardua impresa di ritornare a casa sani e salvi! Sempre che non vi innamoriate dell'isola...

Che cosa affascinante, il mondo moderno dei videogame: grazie a diverse dinamiche intrecciate tra loro, al giorno d’oggi è davvero possibile trovare di tutto, sugli store digitale delle più grandi piattaforme di intrattenimento videoludico mondiale. Titolo ermetici, per quanto siano espressione di una visiona artistica puramente individuale, eppur capaci di prendere vita, autopubblicarsi e, grazie alle dinamiche di promozione dei social, raggiungere un numero di persone (potenziali acquirenti) un tempo semplicemente impensabili. Saltando l’intermediazione di tutta una serie di attori che fino a qualche tempo fa si frapponevano, con i loro filtri di giudizio, tra l’artista e il suo pubblico in nuce, è possibile esporre in all’attenzione “di tutti” il frutto della propria fatica, ma anche e soprattutto della propria immaginazione, indipendentemente dai trend di genere, stile o qualsivoglia natura. Ed è così, come ormai i nostri lettori sanno benissimo, che prendono forma progetti come Time of Frog Island.

Immaginatevi di essere un marinaio, a bordo della vostra piccola ma confortevole nave, quando all’improvviso, nel mezzo dell’oceano, una tempesta vi faccia naufragare. Scossi e spaesati, riprendete i sensi sulla spiaggia di un’isola davvero particolare, dove tutto sembra al contempo familiare e naturale, ma anche maledettamente fuori posto. Storditi, prendete coscienza dello stato disastroso del vostro piccolo vascello e, giocoforza, iniziate ad esplorare la zona circostante, solo per scoprire che questa nuova regione è abitata da animali antropomorfi civilizzati, che però non spiccicano parola. Ed è così che inizia un viaggio di sopravvivenza, durante il quale esplorare passo passo queste terre inesplorate, facendo conoscenza con personaggi e usanze senza dubbio particolari, alla disperata ma non troppo ricerca dei pezzi necessari per riparare il vostro mezzo di trasporto e tornare alla vostra vita, alla vostra civiltà, al vostro passato. Eppure, niente fretta: il fascino di questa terra di ramarri è silente, ma inesorabile e, man mano che sarete in grado di progredire lungo il percorso, la voglia di abbandonare l’isola, voltando le spalle alle sue piccole e placide meraviglie sarà sempre meno forte e pressante.

Il gioco in pratica è un titolo di esplorazione dove sarà fondamentale la raccolta di oggetti e risorse, necessarie per sopravvivere alle notti all’addiaccio ma soprattutto per portare avanti un costante commercio di beni, fondato sul baratto. L’interscambio di ciocchi di legno per ottenere in cambio alcuni degli elementi perduti dalla vostra nave dai nativi del luogo, piuttosto che il recupero di una coperta sperduta per potervi accampare vicino a un falò senza patire il freddo, il do ut des di ampolle da dipingere in cambio di acqua potabile e via discorrendo: il titolo è un susseguirsi di recuperi e trasferimenti, consegne e collezioni, finalizzati alla ricostruzione completa del vostro mezzo di trasporto, arrivato a spiaggiarsi in pessime condizioni, privo di assi per lo scafo, corde per il tiraggio, vele per la navigazione e privo di tutti i vostri beni personali, sparpagliati sull’isola, anche a causa delle rane-umane che la popolano e che, incuriosite dagli averi dello straniero, hanno spesso saccheggiato e nascosto per sé alcuni dei vostri oggetti più cari. Nessuna malizia, da parte loro: i villeggianti non vi affronteranno mai con ostilità, ma dovrete soddisfare le loro esigenze e le loro curiosità, per riuscire a recuperare equipaggiamento ed armamentario necessari per ripartire.

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