The Lara Croft Collection: la recensione

Tomb Raider sbarca su console Nintendo dopo diverso tempo: due giochi in uno, per un'esperienza più leggera, ma intrigante nei panni della famosa archeologa

Alzi la mano chiunque abbia il coraggio di definirsi un amante dei videogiochi senza essersi infatuato della protagonista di Tomb Raider…immagino nessuno di voi, per fortuna! Ebbene sì, perché uno dei simboli dell’esplosione commerciale delle console casalinghe di fine anni ’90 è senza dubbio stato il gioco Eidos/Crystal Dynamics che, accanto ad altre icone terze parti come Crash Bandicoot, Kazuya o Solid Snake, ha contribuito a formare e forgiare quell’immaginario collettivo a marchio PlayStation che tanta cassa di risonanza ha avuto a livello globale, soprattutto occidentale, aiutando non poco il nostro mezzo di intrattenimento preferito a uscire da un certo ghetto culturale, quantomeno dalle nostre parti. Per molti rappresentante primo del genere adventure, con una commistione ben equilibrata di esplorazione, risoluzione di enigmi ambientali e combattimenti, il brand in oggetto ha saputo travalicare i confini e i limiti del medium stesso, ergendosi come uno dei primi esempi di contaminazione culturale cinematografica, con le pellicole che avevano come protagonista niente meno che la famosa e bellissima Angelina Jolie. Un marchio che ha subito poi negli anni una gestione traballante, con il passaggio nelle orientali cure delle mani di Square-Enix che ha dato sì vita a una interessante trilogia ludica molto moderna e cinematografica, ma senza più l’imprinting originario, capace di essere esempio e non epigono, al contrario delle ultime incarnazioni (per molti, copie sbiadite del se stesso di un tempo e persino di quell’Uncharted che proprio a Tomb Raider deve la scintilla di vita concettuale). Nel marasma degli ultimi decenni, quasi paradossalmente ma non troppo, sono forse stati i progetti secondari e meno ambiziosi con al centro Lara Croft a risultare i più convincenti, nonostante la loro natura di spinoff: ed è per questo che ci avviciniamo con curiosità alla Collezione qui esaminata per voi.

Questa proposta si articola come una raccolta, andando a proporre due titoli accomunati da svariati elementi sia di impostazione ludica, che di canovaccio narrativo, essendo l’uno il seguito dell’altro. Si parte con Lara Croft and the Guardian of Light, edito per la prima volta nel 2010, per poi passare a Lara Croft and the Temple of Osiris, commercializzato in origine quattro anni dopo il primo esperimento. In entrambi i casi siamo davanti a prodotti che, pur allontanandosi molto sotto doversi aspetti dai capitoli principali della serie di Tomb Raider, paradossalmente ne presentano invece alcune delle caratteristiche più importanti, invariate seppur interpretate attraverso una differente chiave di lettura. I giochi si presentano infatti con una inquadratura isometrica che permette di visualizzare l’avatar in dimensioni ridotte, ma offrendo al contempo una chiara idea delle contingente ambientali nelle quali esso si muove, sospinto da due macro elementi interattivi tipici delle avventure della tombarola più famosa del mondo. Da un lato, infatti, dovrete sconfiggere diversi avversari (siano essi mercenari o misteriose creature ostili), cercando contestualmente di risolvere diversi enigmi ambientali con lo scopo sia di sopravvivere, che di proseguire lungo l’asse esplorativo dei livelli. Il risultato è quello di presentare intatto lo spirito avventuroso ma anche action della serie, pur offrendo un ritmo di gioco più frenetico e meno compassato o riflessivo, mutuando diversi aspetti dal genere shooter e da quello hack&slash, sposando una fruizione più spensierata e mordi&fuggi, in qualche modo a posteriori perfetta per la natura ibrida della console Nintendo.

Importante, per mantenere saldo il legame con le radici del brand, risulta essere il contesto narrativo. Un po’ Indiana Jones e un po’ Die Hard, infatti, Tomb Raider si è sempre districato tra artefatti e combattimenti, mostri e mitragliatori in un connubio tra antichità e modernità, tra biblioteca e palestra che nel corso degli anni lo hanno definito, donandogli un DNA riconoscibile, leggero ma impegnativo lungo un asse di equilibrio precario, ma riuscito il più delle volte. Ed ecco che qui dovrete inoltrarvi nella giungla fitta per scoprire le complesse rovine azteche di un tempio maledetto, dove un po’ per sbaglio e un po’ per avidità libererete un pericoloso demone. Inizia così una corsa contro il tempo in Guardian of Light per sbloccare i segreti dello Specchio Fumoso e imprigionare Xolotl, il dio azteco seminatore di fulmini e morte, prima che possa condannare il mondo alla dannazione eterna.

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