Xbox Series S: Like a Dragon: Infinite Wealth: la recensione

Il nuovo attesissimo capitolo della serie Yakuza fa il suo debutto sulle console di nuova generazione per inaugurare il 2024 con stile e irriverenza

La convivenza di queste due grandi personalità riesce piuttosto bene e, anzi, offre un certo valore aggiunto all’opera che, nel corso del suo lungo percorso (anche più di 60 ore per vedere i titoli di coda) attinge a entrambi per proporre un minimo di varietà agli occhi del fruitore, non tanto a livello ludico quanto però in termini di ritmo espositivo delle vicende e sorprese o colpi di scena durante i numerosi intermezzi narrativi. Se proprio vogliamo trovare un difetto, però, lo riscontriamo proprio nell’estrema lentezza e nelle lungaggini del racconto, non tanto in termini di macro arco narrativo quanto nell’incedere a volte veramente troppo blando di dialoghi ed eventi, dalla mancanza di una forte regia cinematografica, riservata soltanto ad alcune scene, alla velocità dei testi nel confronto verbale tra i personaggi: considerando quanto l’aspetto ludico sia diluito all’interno di un tessuto di cut scene davvero molto frequenti a inframmezzare le fasi realmente interattive (soprattutto all’inizio di ciascun capitolo) riteniamo che la serie possa senza dubbio ancora migliorare, sotto questo punto di vista. Nel momento in cui, invece, si può prendere il controllo del proprio avatar, ecco che le cose migliorano e non poco: l’ormai usuale alternanza tra fasi esplorative (non propriamente open world, ma senza dubbio free roaming, da sempre marchio di fabbrica soprattutto per la grande libertà decisionale che viene lasciata al giocatore nel decidere quali missioni primarie o secondarie seguire, con quali dei tanti elementi ambientali interagire e , in linea di massima, su come occupare il tempo di gioco nella sua alternanza tra ore diurne e serali) e fasi di combattimento, il titolo si rende presto capace di intrigare la curiosità e suscitare l’interesse del fruitore, pad alla mano. Un po’ per il piacere di girovagare per le sempre dettagliate e animate strade delle varie location qui proposte (un guilty pleasure per il sottoscritto, ricordando i pur differentemente poetici vicoli di Shenmue), un po’ per la simpatia dei tanti minigiochi riproposti o introdotti in questo capitolo (anch’essi da sempre parte dell’anima del franchise, sin dai tempi in cui sempre il titolo per Dreamcast di Yu Suzuki ci faceva raccogliere i gacha-pon dalle macchinette, ci consentiva di mettere alla prova la nostra fortuna con i pachinko o ci dava l’occasione di entrare in sala giochi a provare i vecchi cabinati di SEGA) e un po’ per il sistema di combattimento, al contempo tradizionale e sopra le righe, con cui sfidare avversari, nemici e…squali giganti. Sì perché se c’è una cosa in cui l’ex Yakuza riesce al meglio è far sorridere con la sua continua alternanza tra situazioni realistiche e frangenti assurdi, in un continuo alternarsi tra serietà e ironia. Senza contare poi le rifiniture apportate alle fasi di scontro a turni rispetto al precedente episodio, tra maggior libertà di spostamento durante gli scontri (per meglio posizionarsi rispetto a nemici e oggetti), l’interazione con elementi ambientali, l’esecuzione di mosse d’impatto circostanziale, la strategia di combo con i nostri partner di lotta e le sempre frizzanti dinamiche di parata e contrattacco. Insomma, tra mosse pazze e una certa sana violenza di certo non ci si annoia!

Dal punto di vista tecnico, il gioco piace e convince, seppur con alcune piccole riserve. Sempre molto dettagliata la ricostruzione ambientale di strade, negozi e ambienti in generale, con grande attenzione al più piccolo particolare delle tante cianfrusaglie e suppellettili sparse per stanze, uffici e boutique, con una discreta mole poligonale non solo per i modelli dei personaggi protagonisti, ma anche per tanti elementi di contorno, dalle auto ai palazzi e via discorrendo. Meno convincenti invece risoluzione e qualità dell’immagine, quantomeno durante le scene animate, in cui spesso e volentieri tutti gli sfondi finiscono per apparire sfocati e poco nitidi, presumibilmente per una (pur discutibile) scelta stilistica (o forse per un risparmio di risorse, non rivolte alla renderizzazione in alta definizione degli elementi corollari). Il dubbio nasce anche dal fatto che il lato positivo della medaglia lo si riscontri invece in termini di fluidità, grazie a un frame rate sempre elevato e costante. Decisamente fiore all’occhiello del prodotto sono poi le animazioni: curate quelle dei volti durante i dialoghi e le sequenze narrative, interessanti (per quanto volutamente sopra le righe) quelle esasperate dei combattimenti. D’altronde…non capita a tutti di lottare in gruppo contro uno squalo gigante, giusto?!

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La recensione

8 Il voto

Ironia, avventura, riflessione e tanto divertimento vi aspettano in uno dei capitoli più riusciti di un'ampia saga forse poco conosciuta dagli appassionati Nintendo. Il cambio di rotta operato nel precedente capitolo approfondisce qui le sue dinamiche, variando anche ritmo e toni narrativi, nonché ambientazioni di gioco, per un prodotto carico di carisma e adrenalina.

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