Switch 2: Bubsy 4D: la recensione

La lince rossa più detestata e impertinente del mondo è tornata in 3D con nuove sfide, nuove mosse e una personalità tutta nuova... stavolta nello spazio!

Bubsy 4D nasce in un momento storico particolarmente interessante per il mercato videoludico. Negli ultimi anni il ritorno di numerose IP storiche ha dimostrato come esista ancora uno spazio concreto per produzioni a budget medio, fortemente nostalgia-driven ma capaci allo stesso tempo di dialogare con sensibilità moderne. Il progetto non punta chiaramente a competere con i colossi AAA contemporanei, ma prova piuttosto a recuperare lo spirito dei platform tridimensionali classici attraverso una produzione più contenuta e mirata. L’operazione appare infatti collocarsi in quella fascia intermedia oggi sempre più rivalutata: prodotti non indipendenti nel senso più minimale del termine, ma nemmeno giganteschi blockbuster multimilionari. Una dimensione produttiva che permette maggiore libertà creativa e un approccio meno standardizzato, particolarmente adatto a IP storiche come Bubsy. Anche il timing dell’uscita sembra tutt’altro che casuale. La nostalgia verso l’estetica e le mascotte degli anni Novanta continua infatti a rappresentare una leva commerciale molto forte, soprattutto presso un pubblico cresciuto durante l’epoca PlayStation, Nintendo 64 e Dreamcast. Parallelamente, le nuove generazioni stanno riscoprendo formule ludiche più immediate e arcade grazie alla diffusione del panorama indie e retro-inspired. L’arrivo su Nintendo Switch 2 appare inoltre particolarmente coerente con la natura del progetto. Le piattaforme Nintendo hanno infatti dimostrato negli ultimi anni di essere terreno ideale per esperienze AA, platform e produzioni nostalgiche, grazie a un pubblico estremamente ricettivo verso questo tipo di proposta. Accogliamo quindi con curiosità e una certa benevolenza l’arrivo di Bubsy 4D su Nintendo Switch 2!

Dal punto di vista narrativo, Bubsy 4D sembra abbracciare pienamente la natura autoironica e sopra le righe che da sempre caratterizza il franchise. La trama prende avvio quando gli storici antagonisti Woolies, ossessionati dalla lana, rubano tutte le pecore della Terra. La situazione precipita ulteriormente quando gli animali riescono a ribellarsi trasformandosi nei tecnologicamente avanzati BaaBots, decisi a impossessarsi del bene più prezioso di Bubsy: il Golden Fleece. L’avventura assume così i contorni di una vera space opera platform, con Bubsy impegnato a viaggiare tra pianeti alieni e mondi a tema craft insieme a un gruppo di comprimari storici come Terri, Terry, Virgil e Oblivia. Il tono appare costantemente metareferenziale, caricaturale e volutamente esagerato, alternando battute nonsense, rottura della quarta parete e una comicità che sembra voler giocare apertamente anche sulla fama controversa del personaggio stesso. Il gioco sfruttao questa auto-consapevolezza per trasformare Bubsy in una sorta di mascotte “fallita ma simpatica”, quasi un outsider nostalgico che accetta il proprio passato problematico invece di rinnegarlo. Lungo il corso dell’avventura non emerge un world building particolarmente profondo o sofisticato, ma il tono leggero e l’identità fortemente caricaturale appaiono coerenti con l’obiettivo generale del progetto.

Sotto il profilo prettamenteo ludico e interattivo Bubsy 4D si posiziona come un platform 3D sorprendentemente competente sul piano del feeling e del movimento. Più che discreta la qualità del moveset realizzato da Fabraz, team già noto per titoli come Demon Turf e Slime-san, con un gameplay che punta fortemente sulla fluidità: Bubsy può correre, saltare, planare, arrampicarsi sulle pareti, effettuare pounce offensivi e soprattutto utilizzare la nuova forma “hairball”, che trasforma il protagonista in una sfera velocissima capace di sfruttare rampe, pendenze e rimbalzi per mantenere slancio e momentum. Complessivamente i controlli risultano reattivi e la sensazione di velocità appare particolarmente riuscita, tanto da rendere il gioco quasi costruito attorno allo speedrunning e all’ottimizzazione dei percorsi, più che sulla precisa esecuzione di fasi esplorative acrobatiche. La struttura richiama per certi aspetti i collectathon classici: raccolta di lana, blueprint nascosti, sblocco di abilità e outfit, livelli relativamente aperti e sfide a tempo con classifiche online e ghost data. Il gioco propone inoltre boss fight dedicate ai BaaBots alla conclusione di ciascun mondo, come lecito aspettarsi. Le critiche principali riguardano però longevità e semplicità strutturale del level design: difficilmente possiamo parlare di ambientazioni e percorsi memorabili nella varietà degli obiettivi o nella complessità delle situazioni. Anche il livello di sfida generale sembra piuttosto contenuto nella campagna principale, mentre la vera profondità emerge soprattutto nelle time trial e nella ricerca del completazionismo. Al di là degli evidenti limiti, strutturali e tecnici, va però detto che Bubsy 4D risulta essere un gioco genuinamente divertente, risultato che fino a pochi mesi fa sembrava quasi impensabile per il franchise.

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Sul piano tecnico, Bubsy 4D appare coerente con la propria natura AA: una produzione relativamente contenuta ma visivamente molto leggibile, stilizzata e funzionale al gameplay rapido che propone. Lo stile grafico richiama volutamente certa estetica low-poly e platform degli anni PS1/PS2, reinterpretata però con animazioni moderne, una maggiore pulizia dell’immagine e un utilizzo molto dinamico degli effetti di movimento. Le ambientazioni craft-themed e intergalattiche risultano generalmente colorate, riconoscibili e pensate per favorire leggibilità e velocità, mentre il design dei personaggi punta apertamente sull’espressività caricaturale. Anche la colonna sonora lascia impressioni positive grazie al lavoro di Fat Bard, autore di tracce jazz, electro-swing e big band che contribuiscono a rafforzare l’identità sopra le righe del progetto. Per quanto riguarda la versione Nintendo Switch 2, la nostra prova su strada evidenzia un’esperienza generalmente fluida e adatta tanto al gioco portatile quanto alla modalità TV, ma non priva di difetti, anzi. Innegabile un iniziale adattamento necessario ai controlli e al ritmo molto rapido del movimento; innegabile un frame pace quasi mai granitico; innegabile una risoluzione senza dubbio non capace di spremere l’hardware di riferimento Bubsy 4D sembra conoscere perfettamente la propria dimensione, evitando di inseguire standard AAA irrealistici e concentrandosi invece sulla costruzione di un platform agile, immediato e inaspettatamente divertente rispetto alle aspettative storiche legate al marchio.

La recensione

6.5 Il voto

Bubsy 4D rappresenta probabilmente uno dei ritorni più improbabili ma curiosamente riusciti dell’attuale panorama nostalgico videoludico. Lontano dalle ambizioni dei grandi AAA, il progetto sceglie intelligentemente la strada della produzione di dimensioni contenute, forte identità e gameplay costruito attorno al puro divertimento arcade. Pur senza reinventare il platform 3D e mostrando limiti soprattutto nella varietà e nella longevità, il titolo riesce sorprendentemente a trasformare una mascotte storicamente controversa in un’esperienza genuinamente piacevole e autoironica. Più che un semplice revival, Bubsy 4D sembra quasi una rivincita tardiva ma sincera per un brand che pochi avrebbero immaginato ancora capace di trovare spazio nel mercato contemporaneo.

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