STEAM: Marathon: la recensione

Il primo extraction shooter per Bungie! ..Riuscirà ad estrarre?

THE OUTER WORLD – Benvenuti a un nuovo appuntamento dedicato alla nostra rubrica intitolata “The Outer World”, una finestra nuova per Switchitalia, con vista sui mondi videoludici che si espandono fuori dalle consuete e familiari mura dell’universo Nintendo. Se volete più dettagli sulla nostra iniziativa, vi rimandiamo all’articolo introduttivo con cui ve la presentiamo, sospinti dalla curiosità esplorativa tipica degli amanti dei videogiochi. Oggi vi parliamo di un ritorno e contemporaneamente di un’assoluta novità per una delle software house più importanti e famose della storia del videogioco contemporaneo. Bentornati sulla UESC Marathon!

Non si può discutere di un’opera senza prima introdurne l’autore, a maggior ragione se, parlando di Marathon, l’autore in questione è niente meno che Bungie, colosso dell’entertainment videoludico. Dando alla luce Halo e destiny, Bungie ha allietato pomeriggi (e nottate) di generazioni di videogiocatori con contenuti di qualità capaci di innovare e rinnovare. È lecito dunque domandarsi se, sotto l’egida di Sony, sarà stata in grado di lasciare il segno anche nel mondo degli extraction shooter. Pur ad anni luce di distanza dal gameplay originale, Marathon recupera la lore dei suoi predecessori. Il mistero centrale ruota attorno ai coloni della nave Marathon a e alle corporazioni rivali, richiamate da uno strano segnale su Tau Ceti IV. La trama emerge gradualmente attraverso oggetti, terminali, i contatti che si hanno con le varie fazioni per cui i giocatori dovranno “lavorare” e la presenza di Durandal, l’IA fuori controllo che comunica con i giocatori. In gioco impersoneremo i Runner, individui che hanno abbandonato il proprio corpo in cambio di un telaio cibernetico, strumento indispensabile per completare contratti, eliminare rivali e raccogliere risorse prima dell’estrazione. Il titolo comunica bene il ruolo del giocatore in questo mondo privo di mezze misure, sia che si giochi in solitaria che in squadra, con obiettivi chiari e una forte componente strategica legata alla scelta del telaio. Distruttivo è versatile, Assassinio è evasivo e capace di mimetizzarsi, e ogni scelta apre possibilità tattiche differenti. In squadra, la sinergia tra telai diventa fondamentale, mentre in solitaria la scelta di un telaio più agile può fare la differenza tra successo e fallimento.

Una volta in partita il giocatore dovrà trovare e raccogliere bottino per guadagnare denaro, ottenere armi, componenti tecnologici e consumabili, ovviamente a condizione di riuscire ad estrarre il proprio Runner dalla mappa prima dello scadere del tempo, allo stesso tempo dovrà completare contratti per avanzare nella progressione e sbloccare ricompense uniche. Solitamente i contratti riguardano l’ottenimento di un oggetto specifico, uccidere un certo numero bot (nemici controllati dall’intelligenza artificiale), raccogliere risorse o scansionare terminali. Sicuramente rendono l’esperienza sul campo più varia, ma non aggiungono niente al panorama corrente degli extraction shooter. L’estrazione, dal canto suo, esprime un guizzo di creatività, affiancando alle finestre di estrazione di inizio e fine partita l’estrazione sorvegliata, che impone al giocatore di sconfiggere alcuni bot prima di poter estrarre. Parlando di gunplay e movimenti del nostro Runner, salta all’occhio la comprovata esperienza di Bungie nel campo degli FPS, ottima anche la calibrazione dei poteri che avremo a disposizione con i differenti telai, pur se la scoperta del meta potrebbe essere dietro l’angolo, non spiccano ancora telai più efficienti di altri in senso assoluto, riuscendo forse nel difficile compito di incentivare il gioco di squadra attraverso le meccaniche di gioco. Tuttavia caratterizzazione estetica, sound design e animazioni delle armi potrebbero far storcere il naso agli appassionati delle armi tradizionali, in quanto il feeling che trasmettono si discosta totalmente anche dalle soluzioni più fantascientifiche della storia recente, parliamo quindi di un gun design sicuramente originale, ma che per tanti giocatori rischia di tradursi in “giocattoloni caricati a vernice”. Un tema importante da affrontare, che ha fatto alzare più di qualche sopracciglio tra i giocatori in questi giorni, è sicuramente un Time to Kill piuttosto basso, elemento che concorre nel rendere Marathon un gioco non aperto a tutti. A spingere sullo stesso tasto è anche l’incisività dei bot, in grado di avvistare i giocatori e colpirli con estrema precisione da distanze inaspettate, se, come me, venite da esperienze meno punitive. Elementi che rientrano, tuttavia, in modo chiaro nel disegno di Bungie. Per quanto riguarda il PVP, bisogna dire che un basso Time to Kill rischia di causare la solita serie di problemi, soprattutto per i giocatori in solitaria, incentivando uno stile di gioco conservativo e spesso eccessivamente statico, anche se la regola “chi spara per primo spara due volte” vale solo per chi si equipaggia decentemente, infatti le armi che si possono trovare nel free kit (disponibile dopo essere stati sconfitti) sono davvero incomparabili alle armi di livello più alto, per quanto in anticipo e con precisione si possa colpire il bersaglio.

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