Hellpoint: la recensione

Nello spazio nessuno può sentirvi urlare, soprattutto se vi ritrovate catapultati senza spiegazioni al centro dell'orrore cosmico insondabile di Hellpoint

Molti anni fa usciva un film, chiamato Event Horizon (Punto di non Ritorno), incentrato sull’orrore cosmico che si cela…in ognuno di noi. Una navicella spaziale abbandonata, il cui equipaggio era improvvisamente scomparso, deceduto in circostanze misteriose, senza alcuna spiegazione pienamente logica, sul cui destino indagavano altri esseri umani giunti sul posto. Indagatori che, presto, iniziarono a squarciare il velo di Maya che separava la loro percezione della realtà dal pozzo infernale nel quale erano già precipitati, essendo venuti in contatto con un qualcosa, dell’oltre-mondo, di molto primordiale, quasi un Grande Antico, che aveva generato una follia collettiva al precedente equipaggio, spingendoli verso una catena di morti e suicidi violenti, davvero disturbanti. Per molti, la pellicola in questione è stata un punto di partenza, un punto nodale precursore di alcune tra le più interessanti e riuscite opere d’intrattenimento videoludico degli anni 2000, uno su tutti: Dead Space.

Più o meno negli stessi anni in cui la produzione Electronic Art riproponeva in chiave videoludica alcune delle atmosfere più riuscite della pellicola horror, dall’altra parte del mondo nasceva invece un altro fenomeno, sempre legato a toni cupi e tenebrosi, fatti di disfacimento organico, misteri metafisici e popolato da creature infernali da incubo: Demon’s Souls di From Software, infatti, si preparava a cambiare forse per sempre la concezione della paura nel videogame, non soltanto per la direzione artistica, ma anche grazie a un sistema di gioco poco propenso all’indulgenza. Impegno e dedizione entrano a far parte del dialogo tra utente e mondo programmato, con interfacce ermetiche, dinamiche da scoprire sulla propria pelle e un level design che, seguendo fedelmente i dettami del game design, appare labirintico e complesso, quasi duro, nella sua essenziale sincerità ostracista. La frustrazione è dietro l’angolo, pronta a tenderci la sua insidiosa trappola, ma fa parte del patto diegetico, per cui viene addirittura cercata, come il Santo Graal, da un’utenza che sente, finalmente, di aver trovato pane per i propri denti.

Hellpoint coming to Switch on February 25 | GodisaGeek.com

Perché questo doppio ampio preambolo? Beh, semplicemente perché Hellpoint trae ispirazione da tutto quanto sopra descritto, arrivando a proporre un titolo di avventura dalle tinte oscure, allo stesso tempo sia organiche che tecnologiche, dove il malessere fisico si fonde con il disagio psicologico, in una commistione blasfema di alchimia, clonazione, religione e scienza. Il tutto inizia con la misteriosa creazione di una vita, la vostra, a bordo di una navicella spaziale apparentemente disabitata e abbandonata a vagare per sempre nel cosmo. Senza alcun tipo di introduzione di sorta, verrete spinti a vagare per puro spirito di curiosità, iniziando man mano a scoprire e conoscere diversi aspetti di quello che vi circonda: le vostre possibilità di movimento, esplorazione, attacco o schivata, nonché la minacciosa presenza di altre forme di vita, organica ma non necessariamente senziente o naturale. Il senso di straniamento è massimo, complice la totale assenza di qualsivoglia tipo di indicazione, senza dimenticare l’estrema semplicità nell’andare incontro alla morte, vuoi per mancanza iniziale di grandi caratteristiche di combattimento (dalle azioni alle armi, davvero esigue nelle prime fasi di gioco), vuoi per la necessità di prendere confidenza con i crismi del sistema di combattimento. Non scoraggiatevi, però, che ci pensano già i nemici ad abbattervi…e continuate imperterriti a procedere, e a scoprire.

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