Haven: la recensione

Travolti da un insolito destino nelle verdi pianure di un pianeta lontano.

Lo so, San Valentino è passato ormai da un po’, ma se siete ancora in vena di romanticherie, allora Haven potrebbe fare per voi: grazie a meccaniche di coppia e dialoghi a due, condividerete un’esperienza avventurosa e romantica insieme alla vostra dolce metà. Se invece vi piace giocare in solitaria, nessun problema, potete esplorare il mondo di Haven anche per conto vostro, sempre che siate disposti ad assistere alle disavventure fantascientifiche di una felice coppietta su un pianeta sconosciuto e disabitato (o forse no…).

Haven | Giochi scaricabili per Nintendo Switch | Giochi | Nintendo

I due innamorati sono Yu e Kay che, grazie alla loro navicella spaziale (denominata “il Nido”), giungono sul pianeta Fonte. La particolarità di questo universo immaginario è la presenza del “flusso”, una sostanza che si trova nel nucleo di ogni corpo celeste e che può essere utilizzato per diverse funzioni, ad esempio come carburante. Ma non solo, il flusso può essere anche manipolato e immagazzinato per mezzo di un’attrezzatura speciale, come gli speciali guanti a nostra disposizione. Quando invece il flusso si aggrega in scie di colore blu, possiamo sfruttare i nostri stivali per “cavalcare” queste tracce, consentendoci di librarci nell’aria, scalare rilievi e superare burroni fintanto che rimarremo sulla scia colorata. Questo sistema dà una sensazione di grande libertà di movimento, oltre ad essere molto piacevole fluttuare di qua e di là in tutta velocità, con tanto di derapate e inversioni di marcia istantanee.

Non passa però molto tempo prima che l’idillio venga turbato da un violento terremoto che provoca ingenti danni alla nostra navicella. Nel tentativo di risolvere il problema, i due scoprono che il flusso può creare dei ponti che connettono due zone del pianeta: attraversandolo, ci ritroviamo catapultati in una nuova area di quello che scopriamo essere in realtà un arcipelago di isole sospese. Dal punto meramente tecnico, non siamo quindi di fronte ad un open world, il che si traduce in frequenti schermate di caricamento della durata di una decina di secondi scarsi. Ad alleviare l’attesa, alcune simpatiche vignette che ritraggono i protagonisti in alcune situazioni quotidiane, ma questa frammentazione rende faticoso muoversi velocemente tra le diverse aree: fortunatamente, nel corso del gioco scopriamo che i vari isolotti hanno diversi collegamenti con scorciatoie varie, oltre a poter sbloccare un metodo di trasporto rapido in determinate occasioni.

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Una delle condizioni necessarie per questo spostamento immediato è l’aver ripulito completamente la meta del viaggio dalla “ruggine”, una sostanza rossastra che invade Fonte. Non sappiamo né cosa sia né da cosa sia causata, ma basta passarci sopra per capire che è possibile eliminarla grazie al flusso che abbiamo accumulato nei nostri guanti. Come se fossimo degli spazzini, sarà nostro compito bonificare il pianeta da questa sostanza misteriosa che, oltre a deturpare le verdi distese del pianeta, sembra rendere la fauna locale particolarmente aggressiva: incrociando uno degli animali infetti visibili su schermo, comincia un combattimento a turni semi-tradizionale. Inclinando l’analogico in una delle quattro direzioni cardinali (o alternativamente usando la pulsantiera), possiamo selezionare una delle (limitate) mosse a nostra disposizione: grazie ai nostri guanti, siamo in grado di effettuare un attacco corpo a corpo, lanciare una bomba di flusso oppure generare uno scudo d’energia per limitare i danni. Ogni personaggio si muove in maniera indipendente, quindi possiamo ad esempio difendere con Yu e nel frattempo passare all’offensiva con Kay, oppure possiamo decidere di unire gli sforzi con un attacco combinato con un mini-QTE a tempo. Una volta indebolito un nemico, è il momento di attivare il comando “placa” e renderlo nuovamente pacifico.

Non si tratta di un sistema di combattimento particolarmente complesso, ma ciò non toglie il fatto che, grazie ad una discreta varietà di nemici, sarà necessario osservare con attenzione le reazioni dei mostri ai nostri attacchi, alternando tra bombe e colpi a impatto, singoli e combinati, sfruttando i momenti di debolezza ed essere sulla difensiva quando il nemico sta caricando un colpo potente. Pur non essendo impegnativo, mi è capitato comunque qualche volta di essere messo alle corde e dover ripetere uno scontro contro avversari particolarmente tosti perché non ero riuscito a decifrarne immediatamente il punto debole. Haven, per stessa ammissione degli sviluppatori ad inizio partita, rimane comunque un gioco piuttosto abbordabile, ma se per caso ci si volesse concentrare più che altro su storia ed esplorazione, è possibile selezionare un livello di difficoltà semplificato.

Dopo una faticosa sessione di esplorazione, i due tornano al Nido per recuperare le forze. Fin da subito è possibile cucinare deliziosi manicaretti utilizzando bacche, frutti e semi raccolti in giro, con i quali recuperare preziosi punti vita, oppure utilizzare un sintetizzatore per creare unguenti e pillole per curare le ferite più gravi. Possiamo anche utilizzare le schegge di ruggine ottenuti durante la bonifica per costruire potenziamenti e armi da utilizzare in combattimento. Non aspettatevi una miriade di possibilità come con il calderone di Breath of the Wild, ma per quanto limitato, il gameplay a cicli con fasi di perlustrazione alternate a tappe di ristoro al Nido scorre bene.

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