Pokémon Perla Splendente: la recensione

Un viaggio (indietro nel tempo) nella regione di Sinnoh, con tutto il carico di nostalgia dell'epoca Nintendo DS

Il discorso sul versante tecnico è poi piuttosto spinoso o, quantomeno, controverso. Per esprimere un giudizio il più possibile oggettivo, infatti, sarebbe utile separare il versante artistico, con le sue peculiari scelte sia stilistiche che strutturali, da quello puramente di programmazione. In molti, dopo il balzo generazionale accennato da Let’s GO, iniziato davvero con Spada/Scudo e probabilmente maturando verso Pokémon Legends: Arceus, sono rimasti spiazzati dalla scelta retrò di ILCA, con questa impostazione super deformed, la telecamera a volo d’uccello e tutte le conseguenze in termini di complessità degli ambienti e dinamiche esplorative (ancor prima dell’impatto ottico-retinico). Senza dubbio la sensazione è quella di un progetto meno ambizioso di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi sul finire del 2021, ma va anche fatto notare come da un lato, tale scelta sia intrinsecamente legata alla struttura profondamente esplorativa dei segreti ambientali di questa regione (per certi aspetti, la più “metroidvania” dell’ampio panorama dei mostriciattoli tascabili), dall’altro come la cura riposta dai programmatori sia comunque senza dubbio degna di nota. Se il framerate è solido a 30fps, la risoluzione dell’immagine è ai massimi livelli consentiti da Nintendo Switch, i modelli dei Pokémon risultano definiti e piacevoli, così come alcuni effetti naturali (il riflesso del sole nell’acqua, la sfocatura della bruma nella foresta, la distorsione dovuta al calore della lava e via discorrendo), per un prodotto che, all’interno dei limiti imposti dalla cornice generale scelta per l’occasione, sa farsi apprezzare. Insomma, la reazione tiepida di buona parte degli appassionati è più legata alla scelta dello stile, che alla sua attuazione pratica.

Tutti i dubbi esposti non devono però far dimenticare una cosa: l’elevata qualità del prodotto originario, che in ogni caso di certo non viene intaccata da questa riproposizione, che anzi ne migliora ovviamente il comparto puramente tecnico e alcuni aspetti legati alla piacevolezza della fruizione da parte dell’utente. I mostriciattoli da catturare sono diverse centinaia, la narrazione è tra le più solide della saga, la regione forse la più intricata e affascinante (con tutti i suoi piccoli e grandi misteri da esplorare) e l’esperienza di gioco finirà per rinfrescare la nostalgia di un approccio ormai superato in molti veterani e, chissà, incuriosire i neofiti del mondo Pokémon. L’approccio stilistico scelto potrebbe addirittura toccare le corde di un ampio segmento di mercato che, proprio negli ultimi anni e proprio su Switch, si è avvicinato a produzioni come Stardew Valley o Story of Season, finendo però per restare ammaliato in un ricettacolo di ricchezza contenutistica e intreccio narrativo senza dubbio ricco di qualità. Resta forse il rammarico di non poter vedere Sinnoh da una prospettiva diversa, ma in fondo questo è un peccato cui GameFreak dovrebbe porre rimedio e in maniera decisamente più ambiziosa nel giro di un paio di mesi al massimo.

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La recensione

6.5 Il voto

Un nostalgico salto nel passato forse più glorioso dei mostriciattoli tascabili, per un'operazione rispettosa ma forse fin troppo timorosa di cambiare qualcosa che per molti era già effettivamente ottimale. Un simpatico intermezzo tra le numerose operazioni a marchio Pokémon disponibili su Switch, in attesa però di progetti più ambiziosi e sostanziosi. O, semplicemente, coraggiosi.

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