Fire Emblem Warriors: Three Hopes: la recensione

Claude, Dimitri e Edelgard tornano sul campo di battaglia, accompagnati da un nuovo eroe: quale schieramento riuscirà ad accaparrarsi le vostre lame affilate?

A livello strutturale il gioco è un classico Warriors, dove impersonando uno degli eroi a nostra disposizione, differenziati per classe, armamento e mosse speciali, dovremo affrontare orde di centinaia di soldati avversari, approfittando dell’enorme divario di forza tra il nostro avatar e i soldati semplici dello schieramento nemico, per caricare le diverse barre di energia delle mosse speciali. Fatto questo, sarà importante scegliere il momento più strategicamente rilevante per rilasciare tutto il nostro potere, arrecando danni ingenti o a un numero spropositato di unità o, al contrario, concentrando l’attacco nei confronti di uno dei generali dell’esercito avversario. All’interno però di questa impostazione classica dei Musou, intervengono però diversi elementi mutuati dal mondo di Fire Emblem: innanzitutto, va sottolineato l’enorme lavoro svolto per adattare tutta l’interfaccia sia grafica che sonora a quanto visto in Three Houses, dal font ai menu, passando per gli effetti sonori derivanti dalla crescita di livello delle diverse unità a nostra disposizione; in secondo luogo, il posizionamento sul campo di battaglia di un plotone da noi scelto, a seconda dei personaggi giocabili sbloccati progredendo nella storia, valutandone al meglio sia il livello che la classe di appartenenza, al fine di proporre un gruppo amalgamato ma allo stesso tempo diversificato, senza dimenticare la gestione dell’accampamento, l’acquisto dei materiali, la preparazione dei piatti, l’aumento del livello di affinità tra i soldati e via discorrendo; in ultima analisi, l’importanza di valutare al meglio le appartenenze e le tipologie di armamentario ed equipaggiamento, soppesando i rapporti di forza e debolezza delle varie tipologie di soldanti, a seconda anche della natura e del numero dei nemici presenti sul territorio. Il piacevole senso di dejà-vu, insomma, sarà più che presente nell’opera, salvo poi poterci scatenare davvero (rispetto all’impostazione ovviamente più rigida dello strategico a turni che fa da ispirazione a questo prodotto) impersonando i nostri eroi preferiti: il move set è piuttosto piacevole e differenziato e il senso di soddisfazione dell’eseguire attacchi in tempo reale e super mosse devastanti nei panni di Dedue con la sua scure, piuttosto che di Claude con il suo letale arco difficilmente deluderà chi ha amato personaggi e scenari di Three Houses. Ottimamente calati nella realtà di Fire Emblem anche i vari selettori di modalità o difficoltà, che consentono di approcciare il gioco a seconda delle affinità e delle scelte individuali del fruitore sia in termini di sfida che di morti permanenti o temporanee, senza dimenticare l’elemento strategico ulteriormente rafforzato rispetto ai classici Warriors, legato al cambio di personaggio (tramite un’ottima seleziona rapida istantanea), capaci di trasportarci da una parte all’altra delle ampie arene, consentendoci di impersonare i soldati migliori a seconda delle esigenze del momento, affrontando i nemici con le armi o gli incantesimi più adatti per arrecare loro danno.

Il versante tecnico del gioco parte dalla base di quanto già proposto nel titolo principale, in qualche modo migliorandone persino la resa. Se è vero che, nelle fasi più concitate con centinaia di avversari a schermo, con tanto di effetti particellari e di luce per rendere al meglio l’epicità dei nostri colpi finali, il frame rate subisce dei rallentamenti, è altrettanto vero che i modelli poligonali di tutti i protagonisti e le mappe dove si svolgono sia le fasi di intermezzo e gestione che le adrenaliniche battaglie mantengono quanto visto in Three Houses, andando persino ad aggiungere un pizzico di definizione e dettaglio in più. Fluidità comunque più che accettabile, attorno ai 30fps nella stragrande maggioranza dei casi, durante l’esperienza di gioco sia in portatile che su schermo TV, accompagnata da tempi di caricamento ben congeniati anche rispetto alla fruizione “on the go“, ad esclusione di quello iniziale, per un pacchetto d’insieme solido e, nel complesso, migliore di quanto visto in Age of Calamity. Anche il sistema di controllo appare perfettamente adeguato alla pur ricca e variegata possibilità di input studiata da Koei-Tecmo, per rispettare l’enorme varietà di possibili azioni di attacco e difesa tipiche dei capitoli principali di Intelligent System. Infine, un aspetto che merita soltanto il plauso da parte nostra è senza dubbio quello sonoro: la OST e le canzoni d’accompagnamento sono di altissimi livello, con arrangiamenti di tracce mutuate dal capitolo principale unite a sinfonie del tutto nuove, capaci di aumentare notevolmente il senso di coinvolgimento del giocatore e, in particolare durante le battaglie, trascinarlo al centro dell’adrenalinico combattimento con una carica in più.

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La recensione

8 Il voto

Three Hopes rafforza il legame tra Nintendo e Koei-Tecmo in un quadro che, alla fine, finisce per premiare soprattutto il giocatore. Complice la conoscenza già acquisita del mondo, dei personaggi, dei dialoghi, dello stile e della narrazione del Fòdlan, ci ritroviamo tra le mani un'opera che sa tanto di Fire Emblem quanto di Warriors, mantenendo inalterato il DNA di queste ambientazioni, ma permettendoci di scatenare tutta la furia guerriera dei nostri eroi preferiti.

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