Demon Slayer – The Hinokami Chronicles: la recensione

Al centro dell'esistenza, ad ardere più di tutto è la fiamma che alimenta la vendetta di un ragazzo

CyberConnect2 nel corso degli anni si è ritagliata un posto speciale nel cuore degli appassionati di anime e videogiochi, grazie alla definizione di quello che ad oggi può ormai essere considerato uno standard: i così detti “arena fighter, giochi di lotta organizzati in aree di gioco che consentono spostamenti tridimensionali per un senso più dinamico e moderno rispetto ai più classici approcci bidimensionali. Non soltanto i personaggi sono quindi puramente poligonali, ma anche la profondità è reale e consente un maggior senso di libertà e, quantomeno per molti, una immedesimazione più riuscita con gli eroi di cartoni animati che, effettivamente, fanno della libertà di movimento e del conseguente dinamismo il fulcro di tante avventure. Dopo i fasti di Naruto, il mercato dell’intrattenimento giapponese si è ormai da tempo spostato su altre proprietà intellettuali ed è quindi ora anche per CyberConnect2 di creare qualcosa di nuovo.

Il manga più caldo degli ultimi anni in Giappone, con un seguito più che discreto anche in Occidente, è stato senza dubbio Demon Slayer, per cui non stupisce più di tanto che SEGA (per una volta capace di muoversi prima e meglio di Bandai-Namco nello strappare i diritti per lo sviluppo di un videogioco tratto da un cartone animato) abbia deciso di investire nella pubblicazione di questo progetto, affidato ovviamente alle sapienti mani del team sopracitato. L’universo narrativo dell’opera originale vede protagonista un ragazzo, vittima di attacco da parte di demoni nel quale ha perduto i suoi cari; dal tragico evento ne ricava una vistosa cicatrice, ma anche la profonda convinzione di dover diventare più forte per poter vendicare la sua famiglia, iniziando un percorso di addestramento tanto fisico, quanto spirituale, imparando a padroneggiare sia la lama affilata di una spada, che il poteri che risiedono all’interno del suo corpo e della sua mente. Un percorso di iniziazione e lotta, sostenuto dalla necessità di Tanjiro di trovare una cura per ricondurre la sorella, unica sopravvissuta al disastro, alla sua forma umana, facendole abbandonare le sembianze demoniache che l’hanno maledetta nel giorno della tragedia. Una storia di dolore e disperazione, illuminata però dalla speranza e dalla forza di volontà del protagonista che, tra un combattimento e l’altro, darà spazio anche alle proprie riflessioni, alle debolezze e ai dubbi che attanagliano la sua umanità, davanti a tante difficoltà sovrannaturali apparentemente insormontabili. Non soltanto azione, quindi, ma anche approfondimenti psicologici dei personaggi principali, per un’avventura longeva che è stata in grado, anche grazie a questo approccio non superficiale, di appassionare moltissimi lettori o spettatori in tutto il mondo (a tratti il titolo, pur con una pulizia di tratto e di dialogo nettamente più moderna rispetto all’opera di Fujita, riporta alla mente il confronto mai banale tra mondo degli umani e mondo demoniaco messo in scena da Ushio e Tora).

Ed è proprio grazie alla sua non banale capacità di approfondimento narrativo che abbiamo apprezzato molto la modalità Storia realizzata per l’occasione; pur non brillando per originalità o innovazione, essa ripercorre in maniera fedele anche nei toni e nel ritmo dei dialoghi gli snodi più interessanti dell’arco affrontato nelle prime stagioni del cartone animato, tanto da porsi come elemento di forte interesse sia per gli appassionati della saga, che smanieranno dal desiderio di poter controllare direttamente così tanti dei loro eroi preferiti (con tanto di armamentario, equipaggiamento e move set in grado di esprimere al meglio la potenza e l’adrenalina degli episodi visti a schermo), quanto di chi ancora debba entrare all’interno di questa cornice narrativa. Ebbene sì, il canovaccio è davvero ben realizzato, con svariate scene animate a intervallare i diversi scontri e le diverse battaglie, introducendo personaggi e situazioni in maniera graduale ma sempre convincente, andando a scavare più spesso e più a fondo di quanto non capiti normalmente in opere similari quelli che sono i desideri e le motivazioni che animano le geste messe in scena. Contrariamente a tanti altri casi di produzioni ricche di parallelismi almeno apparenti con questo Demon Slayer (a volte come già citato realizzate dagli stessi CyberConnect2) pensiamo addirittura che l’opera qui presa in esame possa davvero intrattenere anche al di là della comunque vasta schiera di appassionati dell’anime, proprio grazie alla capacità di coinvolgere il fruitore all’interno di un viaggio, vivendo con lui un’avventura ricca di personaggi, situazioni e ambientazioni spesso davvero affascinanti. E non è un obiettivo tanto scontato, per i videogiochi “a licenza”.

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