Swordship: la recensione

Pronti a pilotare alla velocità della luce, mettendo alla prova i vostri riflessi come se da questo dipendesse la vostra stessa sopravvivenza?

Cari lettori di Switchitalia, eccoci ancora una volta qui sulle pagine del nostro sito per recensire una piccola, bizzarra e originalissima produzione del palinsesto indipendente tanto presente sull’eShop di Nintendo Switch. Sì perché chi ci segue lo sa, che siamo amanti estremi dell’enorme spinta creativa rappresentata con quantità ma anche tanta qualità dalla pletora di titoli realizzati dai più disparati team di sviluppo sparsi per il globo che, grazie all’abbattimento dei costi di produzione dovuto alla diffusione dei tool di middleware, all’abbattimento dei costi di pubblicazione garantito dagli store online e all’abbattimento dei costi di promozione offerto di vari social a disposizione ormai di chiunque riescono a riempire le nostre giornate con centinaia di ore di puro divertimento. Ne siamo sostenitori soprattutto perché restando spesso al di fuori delle dinamiche di macro tendenze proprie dei grandi publisher continuano a perseguire una propria strada e un proprio cammino di espressività artistica sospinta da una forte vena creativa, in grado di garantire un’enorme differenziazione dell’offerta, contrastando l’omologazione. Un appiattimento di dinamiche che è il vero spauracchio della produzione odierna, vittima dell’esorbitante aumento dei costi di produzione degli ultimi anni, dovuto soprattutto al continuo progredire della tecnologia, nonché alle pretese sempre più…pretenziose di una grande fetta dei consumatori stessi. Lunga vita quindi allo scenario indipendente, carburante di idee, precursore di future tendenze, fucina di sperimentazione, laboratorio di innovazione. Come dimostra ampiamente l’ultima fatica di questo panorama, analizzata per voi sulle nostre pagine. Allacciate le cinture, quindi, che si parte con Swordship!

Qual è uno dei sintomi principali di una grande carica di innovativa originalità, per un prodotto? Beh, quello di non poter essere facilmente inquadrato in una etichettatura di genere univoca, soddisfacente e omnicomprensiva di tutte le sue principali caratteristiche. E il titolo in questione ricade a pieno titolo in questo tipo di “problematica semantica”, visto che sarebbe davvero difficile riuscire a riassumerne le dinamiche ludiche ricorrendo a uno dei classici sottogeneri tanto diffusi sul web per raggruppare opere con caratteristiche simili tra loro. Partiamo allora dal presupposto narrativo che ne giustifica il contesto interattivo: il mondo è andato avanti, come direbbe Roland il Pistolero, in maniera similare a quanto si è visto in film come WaterWorld, con un Kevin Costner impegnato tanto come attore protagonista che come produttore dell’opera cinematografica: il globo è ricoperto dalle acque e le risorse necessarie per il mantenimento della vita sono sempre meno, e sempre più difficili da reperire. Soprattutto se le macchine sono contrarie all’intervento umano e cercano, con i loro vari modelli di robot, di impedirci la sopravvivenza. Un po’ come in Terminator, diciamo! Insomma, prendendo spunto da diverse fonti di ispirazione, mixandone gli ingredienti in maniera inaspettata, il risultato è un piatto ricco di sapore e con la capacità di stupire: perché la ciliegina sulla torta è poi quella su cui si impernia tutto il valore ludico dell’opera, e tira in ballo un mostro sacro del settore, come Wipeout. Sì, perché i pochi sopravvissuti non combatteranno, né andranno in esplorazione libera in un mondo aperto, bensì porteranno avanti la lotta per il recupero delle riserve energetiche cavalcando le onde sul filo dell’acqua a bordo di bolidi volanti chiaramente ispirati al famoso gioco di corse arcade, non con l’obiettivo di arrivare primi al traguardo, però: la missione è infatti quella di sopravvivere ai continui attacchi delle macchine, recuperando lungo il difficile percorso irto di ostacoli e pericoli il più alto numero di serbatoi di energia possibile, senza rimetterci le penne nell’esplosione del nostro mezzo di trasporto.

A livello di struttura ludica, il gioco è una sorta di racing a oscatoli che unisce alla consueta velocità di movimento ed esecuzione di questo genere anche alcuni tratti mutuati dagli sparatutto a scorrimento. La cosa più interessante, però, è che a parte alcune sporadiche possibilità di attacchi ambientali, non sarete mai voi a sparare dalla vostra astronave, bensì sempre e solo i numerosi nemici che si frapporranno fra voi e i vostri obiettivi, lungo il percorso. Un percorso prestabilito, con inquadratura fissa (spesso frontale, in altri frangenti però anche con diversi posizionamenti della telecamera) durante il quale dovrete cercare prima di tutto di non venire distrutti e, in secondo luogo, di raccogliere i serbatoi di risorse energetiche sopra descritti. Una run lungo un percorso si compone quindi di una tratta dal punto A al punto B da percorrere spostando la navetta secondo due esigenze primarie: evitare gli attacchi dei diversi robot che verranno sguinzagliati contro di voi e posizionarvi al fine di poter passare sopra l’oggetto da recuperare al momento giusto. La cosa più gustosa consiste nel fatto che le mosse offensive di un avversario potranno (e anzi dovranno) essere utilizzate per danneggiare altri nemici, effettuando due tipi principali di manovre evasive, da parte della nostra navicella volante: il mezzo di trasporto da noi controllato, infatti, potrà sia scartare all’ultimo momento così da togliersi dalla traiettoria di tiro altrui, lasciando invece vittime del colpo gli altri robot che ci avevano inseguito fino a quel momento, oppure immergersi sott’acqua per evitare l’attacco, lasciando che la gittata dello stesso vada invece a danneggiare altre mezzi nemici. La strategia di corsa sarà quindi improntata a prevedere che tipo di attacco ciascuna delle unità avversarie sia in grado di portare a nostro danno, posizionando la nave in modo che possa attirare i colpi in zone popolate da altri nemici, per poi usare i riflessi per effettuare un’evasione il più tardi possibile, così da arrecare danno al più ampio numero di navi altrui, evitando di subire danni al proprio scafo. Lungo un percorso, infatti, la nostra nave potrà subire un numero molto contenuto di danni, a volte addirittura arrivando al game over al primo colpo subito, pertanto sarà fondamentale riuscire ad evitare i vari assalti, sfruttandoli per decimare le forze nemiche così da ridurre contestualmente il numero di offese arrecate al nostro mezzo di trasporto. Il tutto stando sempre molto attenti alle fasce luminose blu che anticipano la posizione di uno dei serbatoi da recuperare, in modo da posizionare la nostra nave lungo quella traiettoria per ottenere bonus e punteggi più alti alla fine del livello. Più facile a dirsi che a farsi, soprattutto se in quel determinato momento il quadro sarà infestato da un elevato numero di robot nemici, pronti ad effettuare i loro attacchi mortali, incrociati.

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