Mortal Shell: Complete Edition: la recensione

Spoglie mortali per guerrieri incapaci di morire

Tra le produzioni software che hanno segnato un’intera generazione, non tanto ridefinendo un genere quanto definendolo dalle basi, con un approccio a icone di rappresentazione e interazione talmente identificativo da aver generato idiomi originali capaci di ergersi a nuovo punto di di svolta per pubblico e sviluppatori, rientra a pieno titolo il filone “Souls”, ideato da FromSoftware. Un filone iniziato con Demon Souls per poi passare a un approccio più multipiattaforma con Dark Souls, ma sempre legato a doppio filo con Sony e il marchio PlayStation, come ampiamente dimostrato poi da Bloodborne. da sempre sinonimo di estrema ispirazione artistica, grande cura per il combat system, perizia di programmazione sadica per pubblico masochista, ma in realtà capace di offrire grandissime soddisfazioni ai giocatori più pazienti e appassionati, per poi compiere il balzo nel mondo dell’open world, trovando un riscontro non più soltanto di critica e di nicchia ma evidentemente di massa, con il recente e pluripremiato Elden Ring. Tutti giochi che su console Nintendo non hanno visto grandi investimenti, ad eccezione del buon porting di Darks Souls arrivato, guardacaso, proprio su Switch, complice il suo enorme successo presso vaste e variegate fette di pubblico, a livello internazionale. Ma se la produzione originale fatica ancora oggi ad offrirsi pienamente ai possessori della console ibrida della casa di Kyoto, ecco arrivare a sorpresa un epigono dei titolo FromSoftware: si tratta di Mortal Shell Complete Edition, svelato solo pochi giorni fa nell’evento “House of Indies” e rilasciato immediatamente sull’eShop di Switch. Eccolo qui, recensito per voi!

Il filone ha chiaramente diversi crismi legati a tematiche oscure, ambientazioni cupe, una narrativa legata a morte, guerra, lotta e disperazione, dove la corruzione tanto fisica e materiale quanto spirituale ed etica ha ormai preso il sopravvento; scenari lugubri ma al contempo potenzialmente epici, per coloro che saranno tanto folli da sfidare l’inosabile: sovvertire la soverchiante forza del male che permea ogni aspetto del creato, con le proprie spoglie mortali, tanta esperienza e un pizzico (!!!) di pazienza. Morire è la norma; riprovare è l’eccezione che seleziona solo i più meritevoli, spronati proprio dalla resilienza della reiterazione, incapaci di arrendersi e lasciarsi andare. Tutto questo va gestito con sapienza, poiché il rischio di scadere nel banale, nel frustrante o addirittura nel ridicolo è dietro l’angolo: il Sacro Graal di una produzione così seria è quello di riuscire a mantenere un equilibrio tra le sue parti che non scada né sfoci nel grottesco, pena la perdita di credibilità, l’annullamento della sospensione dell’incredulità e, conseguentemente, l’abbandono del prodotto sin dalle prime battute. Il successo dei prodotti FromSoftware dal 2009 ad oggi è stato tale che di epigoni è pieno il mondo (dei videogame), soprattutto in ambito PC, ma pochi di questi sono riusciti nella sfida di ricalcare orme profonde lasciate dai pesanti stivali del “Souls” senza incappare nelle problematiche sopra descritte; ancora meno sono riusciti a farlo lasciando dietro di sé addirittura una scia propria, fatta di idiomi originali, figli di una personalità ispirata da altri, ma definita da sé stessi. Mortal Shell è uno di questi.

Nel gioco impersoneremo un’anima dai poteri sovrannaturali, in grado di prendere possesso di esseri viventi che camminano nel mondo dei vivi, riempiendo i loro gusci mortali con la nostra essenza trascendente. Le fasi iniziali dell’opera però vi vedono indossare soltanto i panni della vostra stessa creatura soprannaturale, di carne, ossa e tendini, in una ambientazione apparentemente fuori dal tempo e dallo spazio degli umani, circondati da una luce diffusa, tra rovine fatiscenti popolate da avversari mortali, pronti a togliervi quel barlume di vita che, apparentemente, vi ha appena ridestato: si tratta di un tutorial, appositamente piuttosto oscuro, con poche righe di testo che, volontariamente vista l’impostazione ermetica del gioco, vi introdurranno soltanto alle azioni basilari di movimento e combattimento. Terminato questo interludio, si inizieranno a scoprire le prime dinamiche narrative alla base dell’avventura, ben connaturate anche all’elemento ludico e interattivo: lo scontro finale dell’introduzione, infatti, vi vedrà soccombere agli attacchi del nemico, venendo rispediti all’origine della vostra essenza. Inizierà quindi una breve ma intensa fase di esplorazione ambigua ma in realtà esplicativa dove, dovendo risalire dalle viscere della terra, scoprirete come la nascita passi da un ambiente di tendini e ossa, in una risalita faticosa attraverso lo stretto cunicolo di un midollo spinale in direzione di una luce lontana ma feconda di aspettativa, per emergere poi dalle pareti di una grotta all’interno di un bosco, all’aria aperta, sotto il cielo che si erge, splendente, sopra le nostre teste. Ma il vagito entusiastico è sostituito da un acuto richiamo che scuote le vostre membra, riverberandosi lungo il vostro corpo e indirizzandovi verso un essere vivente: impossibile resistere al richiamo (reso in maniera ottimale a livello sensoriale anche per il fruitore, attraverso spasmi di colore rosso in una landa grigia, ma anche sottolineato dal rumble dei controller che vibrano a tempo della pulsazione visiva e accompagnati da pulsazioni sonore ulteriormente convincenti grazie ad effetti di distorsione dell’immagine che simulano il flusso sanguigno tra cervello e nervo ottico in grado di scuotere anche la nostra visione dello spazio. Avviciniamoci quindi al primo degli involucri che caratterizzano il titolo e il gioco: al tocco, ecco che prenderemo possesso del corpo del cavalieri, iniziando ad esplorare il mondo che ci circonda nei suoi panni, fatti di corazza, elmo e spada. E’ così che Mortal Shell ci guida, in maniera al contempo ermetica ed esplicita, all’interno del suo mondo: progredendo con la storia sarà infatti possibile incontrare e decidere di possedere o meno diversi gusci di guerrieri, per sbloccare man mano variegate tipologie di avatar, come se fossero differenti classi di combattenti, coi quali affrontare lo spaventoso mondo che ci circonda.

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