Tamarak trail: la recensione

La fortuna non è del tutto cieca in Tamarak Trail, costruiamo il dado perfetto ed incrociamo le dita!

Se la vostra idea del gioco di dadi vi richiama ritmi lenti e compassati, nonché un andamento piuttosto statico, vi accorgerete che nel gioco che ci apprestiamo a recensire i vostri pregiudizi stanno per essere completamente ribaltati, sconvolti, superati. Tamarak Trail, opera prima dello sviluppatore Yarrow Games, è infatti un gioco piuttosto ambizioso nelle premesse: unire le classiche dinamiche dei deck builder, declinarle al gioco di dadi, ambientarle nel più classico degli universi fantasy e mixare il tutto fino ad ottenere un rogue lite credibile. Scopriamo subito se la missione è compiuta. In Tamarak Trail veniamo introdotti alle vicende del gioco da una breve intro animata. Una cometa luminescente attraversa il cielo, il suo colore tuttavia lascia intuire solo cattivi presagi, è infatti di un verde malsano, opprimente. Il fato vuole che la cometa cada nel bel mezzo di una foresta che fino ad allora viveva nella più totale armonia, in un attimo tutti gli esseri viventi vennero trasformati in bestie feroci, mutate ed assetate di sangue. Come membro di una società segreta chiamata Sturgeon Lodge spetta a noi ricostruire il mistero di una terra ormai corrotta ed in decomposizione, dare la caccia alla fonte di questo male e fermarlo a tutti i costi. Per questa missione potremo affidarci ad uno dei tre personaggi disponibili, ognuno con proprie abilità e caratteristiche riconducibili ad una classe. La classe rispecchia la caratteristica principale dell’eroe scelto, indirizzando il tipo di arma e abilità da esso utilizzate in game. Abbiamo il detective che usa un arco, il cacciatore che usa un fucile ed il mago che, ovviamente, usa la magia. La mappa di gioco è generata proceduralmente creando una miriade di possibilità in cui potremo incontrare eventi, mostri, campeggi, tesori e altro ancora. Ogni nuova scoperta rivela nuovi bonus e strategie da esplorare. I combattimenti avvengono secondo logiche mutuate dai deck builder game solo che anziché un mazzo di carte avremo con noi un set di dadi, con le sei facce customizzate con abilità via via sempre più letali.

Il dado in Tamarak Trail ovviamente è l’item principale ed intorno al quale ruota tutta l’avventura. Le sei facce possono essere totalmente customizzate nell’apposita schermata che ci consentirà di applicare ad ognuna l’abilità preferita. Non si tratta tanto di truccare i dadi, questo non è possibile, quanto di cercare per quanto possibile di indirizzare la fortuna. Ognuno troverà una sua strategia personale ed è uno dei pregi di questo gioco, in grado di stimolare la personale vena creativa e strategica di ogni giocatore. Personalmente credo che la strategia che meglio invoglia la dea bendata a guardare dalla nostra parte sia quella di tematizzare ogni dado. Piazzare tutte le abilità di attacco su un dado, tutte le abilità curative su un altro, tutte le abilità in grado di cancellare i malus di stato (o di infliggerne al nemico) su un altro, potrebbe essere un buono stratagemma per non avere un risultato completamente aleatorio nel lancio. La fisica stessa dei dadi, il loro comportamento dopo il lancio, è piuttosto curato e credibile.  Potremo infatti tramite i due analogici non solo indirizzare il lancio del dado ma anche la sua potenza. Se nelle prime fasi di gioco questo aspetto ha una importanza solo relativa, con il procedere dell’avventura diventerà sempre più importante. Questo perché alcune abilità guadagnano un effetto cumulativo, diventando davvero devastanti, in base a quante volte rimbalzeranno contro la barriera dell’area di lancio piuttosto che quante volte andranno a cozzare gli uni con gli altri.

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