Switch 2: Call of the Elder Gods: la recensione

Le cose non vanno bene alla Miskatonic University. Il Professor Harry Everhart cerca di ignorare le ombre che gli passano davanti agli occhi mentre la studentessa Evangeline Drayton è tormentata da sogni impossibili su un artefatto scoperto un decennio fa...

Sul piano ludico, Call of the Elder Gods prosegue il percorso tracciato dal predecessore, proponendo una struttura da puzzle adventure fortemente incentrata sull’osservazione e sulla deduzione. Il gameplay ruota attorno all’esplorazione degli ambienti, alla raccolta di indizi e alla risoluzione di enigmi ambientali spesso articolati e stratificati. Il ritmo è volutamente lento e riflessivo, quasi contemplativo. Non ci sono combattimenti o sequenze action, ma una costante tensione derivante dalla scoperta graduale del mistero. Il giocatore è chiamato a prestare attenzione ai dettagli, collegare simboli e interpretare frammenti narrativi, in un’esperienza che premia curiosità e pazienza. Rispetto a Call of the Sea, gli enigmi appaiono più complessi e meno immediati, richiedendo maggiore coinvolgimento mentale. Questo rende il gioco più impegnativo ma anche più soddisfacente per gli appassionati del genere. L’integrazione tra gameplay e narrativa risulta particolarmente riuscita: ogni puzzle non è solo una sfida meccanica, ma contribuisce anche alla costruzione dell’atmosfera e del racconto.

Uno degli aspetti più riusciti di questo progetto è senza dubbio il comparto artistico, capace di fondere suggestioni lovecraftiane classiche con una sensibilità visiva più moderna e raffinata. Le ambientazioni alternano architetture impossibili, rovine dimenticate e scenari sospesi tra realtà e allucinazione, costruendo un immaginario estremamente evocativo. L’uso della luce e dei colori contribuisce in maniera determinante alla costruzione dell’atmosfera, mentre il sound design accompagna costantemente il giocatore con musiche discrete ma inquietanti e effetti ambientali capaci di amplificare il senso di isolamento. L’intera produzione trasmette una forte impronta autoriale, riuscendo a distinguersi all’interno del panorama adventure contemporaneo. Dal punto di vista tecnico, la versione per Nintendo Switch 2 si comporta molto bene. Il frame rate risulta stabile nella maggior parte delle situazioni, i caricamenti sono rapidi e la resa visiva mantiene una buona qualità sia in modalità docked che portatile. Pur senza raggiungere livelli produttivi da blockbuster, il lavoro di ottimizzazione appare convincente e perfettamente coerente con la natura del progetto.

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La recensione

7.5 Il voto

Call of the Elder Gods rappresenta un seguito coerente ma più ambizioso rispetto a Call of the Sea, capace di approfondire ulteriormente il rapporto tra puzzle adventure e immaginario lovecraftiano. La forza del titolo risiede soprattutto nella sua atmosfera, nella qualità della scrittura e nella capacità di trasformare esplorazione e osservazione in strumenti narrativi autentici. Non è un gioco pensato per chi cerca azione o immediatezza, ma per chi desidera lasciarsi coinvolgere da un’esperienza lenta, enigmatica e profondamente autoriale.

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