“E se provassimo a fare gli esorcisti?”. Beh, c’è un fascino strano, quasi irresistibile, nell’idea di entrare in una casa infestata e affrontare spiriti vendicativi armati solo di talismani, intuizione e un po’ di coraggio. È quel tipo di fantasia che di solito lasciamo ai film horror o ai racconti folkloristici giapponesi, ma SHINONOME ABYSS: The Maiden Exorcist decide di metterci direttamente nei sandali di una miko determinata, Yono, e di farci vivere l’esperienza in prima persona. Non come un action frenetico, però: qui l’esorcismo è un lavoro metodico, ragionato, quasi da scacchista!
La storia ci mette nei panni di Yono, che segue le tracce del fratello Onmyouji scomparso e si ritrova in palazzi infestati da yokai e mononoke. Non abbiamo certo una narrazione invadente, ma quel tanto che basta per dare un contesto e una motivazione al nostro avanzare.

Ma in sostanza, che tipo di gioco è? Il titolo si presenta come un “strategy roguelike horror action game”, una definizione che sembra un ossimoro ma che in realtà descrive bene la sua natura ibrida. L’azione c’è, ma è sempre filtrata da un approccio strategico: ogni stanza è un piccolo enigma, ogni passo un rischio calcolato, ogni rumore un indizio. La componente roguelike entra in gioco con la struttura dei livelli, che cambiano a ogni run (a seconda della modalità), e con la gestione delle risorse limitate: pochi oggetti, poche trappole, tante decisioni da prendere.

Il gameplay è quindi un misto di esplorazione, strategia e ascolto. Sì, perché anche i rumori dell’ambiente ci aiutano a capire se nella prossima stanza ci troveremo davanti un pericolo da arginare. Pianificazione ed esplorazione sono essenziali: ogni stanza può contenere uno o più spiriti, e il gioco ci invita a capire cosa ci aspetta prima di entrare. Ascoltare i rumori, osservare piccoli indizi visivi, interpretare l’atmosfera. È un approccio che ricorda i dungeon crawler più tattici, ma con un twist horror che aggiunge tensione.

Una volta capito il tipo di minaccia, si passa alla fase operativa: piazzare trappole nei punti giusti, sfruttare elementi ambientali come caminetti o pavimenti rotti, attirare i nemici nella posizione desiderata e gestire le risorse con parsimonia. Non è un gioco che premia la fretta: ogni errore si paga caro, e spesso la scelta migliore è… non entrare subito. Avremo anche una dinamica in più, la personalità alternativa di Yono, che emerge nei momenti di pericolo e le conferisce abilità potenziate. Non è solo un power-up: è una risorsa da gestire, perché attivarla al momento sbagliato può compromettere la run. Per concludere il livello, infine, bisognerà completare il ciclo di purificazione dell’ambiente e raggiungere l’uscita vivi.

Ci sono varie modalità di gioco che offrono continuità al titolo e un’identità distinta a ciascuna. La prima che affronteremo è quella più “story driven”: Harai, con mappe fisse, quasi puzzle, perfetta per chi ama ragionare, ottimizzare e imparare la dinamica di gioco. Successivamente si può sbloccare Misogi, interessante per le mappe generate proceduralmente, più accessibile e “casual”, rigiocabile all’infinito. Per chi invece ama le sfide particolarmente difficili c’è Gyou, la modalità hardcore: sopravvivenza pura, risorse ridotte, tensione costante. Questa varietà permette al gioco di adattarsi a diversi tipi di giocatori, dal più metodico al più avventuroso.

L’ambientazione è sicuramente uno dei punti forti. Il palazzo infestato si presenta in tutto il suo macabro splendore, con stanze piene di suoni che amplificano la paranoia, illuminate solo da una candela tremolante, rumori lontani che suggeriscono presenze invisibili ed elementi ambientali che diventano strumenti tattici.

Il ritmo del gioco è davvero particolare: non frenetico, non lento, ma scandito da micro-decisioni. Ogni stanza è un piccolo respiro trattenuto, ogni passo un dubbio. È un titolo che non punta ai jumpscare, ma a un horror atmosferico, fatto di tensione costante e incertezza. E quando una trappola funziona alla perfezione, la sensazione è quasi da strategico puro, immersi in un’atmosfera da horror giapponese da brivido.
La recensione
SHINONOME ABYSS: The Maiden Exorcist è un gioco con un carattere tutto suo: un ibrido tra strategia, roguelike ed esplorazione horror, costruito con cura e con un’identità forte. Non è per tutti: chi cerca azione immediata potrebbe trovarlo troppo ragionato, chi vuole una narrativa ricca potrebbe desiderare qualcosa in più. Ma per chi ama la tensione tattica, la gestione delle risorse e l’atmosfera da folklore giapponese, è un’esperienza sorprendentemente solida e originale. Un titolo particolare, ben costruito e con un gameplay che premia l’attenzione e la strategia.









