THE OUTER WORLD – Benvenuti a un nuovo appuntamento dedicato alla nostra rubrica intitolata “The Outer World”, una finestra nuova per Switchitalia, con vista sui mondi videoludici che si espandono fuori dalle consuete e familiari mura dell’universo Nintendo. Se volete più dettagli sulla nostra iniziativa, vi rimandiamo all’articolo introduttivo con cui ve la presentiamo, sospinti dalla curiosità esplorativa tipica degli amanti dei videogiochi. Oggi indossiamo calzari e tuta bianca per andare ad investigare la scena del crimine!
Prima di tutto, una domanda, rivolta soprattutto a chi ha amato la Serie CSI: chi non ha mai sognato di lavorare per i RIS, impugnare una lampada UV e cospargere una stanza di luminol per portare alla luce tracce invisibili? FORENSIC – M.E. Protocol prova a trasformare quella fantasia in un videogioco. La domanda alla quale cercheremo di dare risposta però è se basti una buona idea per costruire un’esperienza davvero coinvolgente. Sviluppato da K148 Game Studio e pubblicato da JanduSoft, FORENSIC – M.E. Protocol si presenta come una simulazione investigativa incentrata sull’analisi delle scene del crimine. L’obiettivo degli sviluppatori è chiaro fin dal primo momento: mettere il giocatore nei panni di uno specialista della medicina legale e della scientifica, chiamato a esaminare ambienti, raccogliere prove e ricostruire eventi attraverso l’osservazione e il ragionamento. Una premessa che, almeno sulla carta, possiede un certo fascino. Il gioco arriva in un mercato dove i titoli investigativi rappresentano una nicchia piuttosto ristretta. Negli ultimi anni abbiamo visto produzioni capaci di affrontare il tema da prospettive molto diverse, privilegiando talvolta la narrativa, altre volte la deduzione pura o la simulazione. FORENSIC – M.E. Protocol sceglie una strada ancora più specialistica, rinunciando quasi completamente all’azione e concentrandosi sul lavoro metodico dell’analisi forense. È una scelta coraggiosa, ma anche estremamente limitante. Fin dalle prime ore appare evidente come il pubblico di riferimento sia composto quasi esclusivamente da appassionati del genere e da chi nutre un interesse specifico per le procedure investigative.

La struttura si articola attraverso nove casi distinti, ognuno caratterizzato da una propria ambientazione e da una propria vicenda da ricostruire. Un aspetto interessante è che non tutte le indagini ruotano necessariamente attorno a un omicidio. In diversi casi il compito consiste semplicemente nel comprendere cosa sia accaduto e quale sequenza di eventi abbia portato alla situazione osservata. Questa impostazione contribuisce a differenziare le missioni e rafforza il taglio forense dell’esperienza. Il cuore del gameplay consiste nell’esaminare le scene, individuare tracce, fotografare elementi rilevanti, raccogliere campioni e utilizzare una serie di strumenti tecnologici per approfondire le indagini. Droni, robot terrestri, analizzatori e apparecchiature specialistiche ampliano le possibilità di interazione e contribuiscono a creare l’impressione di svolgere un lavoro autentico. Quando il gioco riesce a mettere insieme tutti questi elementi, emergono i suoi momenti migliori. Uno degli aspetti più riusciti riguarda il modo in cui vengono gestite le prove. FORENSIC – M.E. Protocol non si limita a premiare chi raccoglie qualsiasi oggetto presente sulla mappa. Al contrario, richiede una valutazione critica delle informazioni disponibili. Alcune tracce possono essere decisive, altre semplicemente irrilevanti. Un’impronta digitale non rappresenta necessariamente una prova schiacciante e una presenza sulla scena del crimine potrebbe non avere alcun legame con l’evento investigato. Il giocatore è chiamato a distinguere ciò che conta davvero dal rumore di fondo, un concetto che restituisce una certa profondità alle indagini.

Anche il sistema di valutazione finale introduce un elemento interessante. Arrivare alla conclusione corretta non garantisce automaticamente il punteggio massimo. Il gioco tiene conto della completezza dell’analisi, della qualità della documentazione raccolta e della precisione con cui sono state interpretate le prove. Questo incoraggia a esplorare gli scenari con attenzione e offre una discreta rigiocabilità ai casi più complessi. Purtroppo, gran parte delle buone idee presenti nel progetto si scontra con una realizzazione che appare spesso datata. Il problema principale non risiede nella complessità delle meccaniche, ma nel modo in cui vengono presentate e gestite. Il tutorial svolge il minimo indispensabile e lascia il giocatore a confrontarsi con sistemi poco intuitivi e procedure che richiedono diversi tentativi prima di essere comprese appieno. Una certa dose di libertà investigativa è certamente apprezzabile, ma qui la sensazione è che manchi un lavoro di rifinitura capace di rendere l’esperienza più accessibile senza comprometterne la profondità. La gestione dell’equipaggiamento rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di questa filosofia. La limitazione sul numero di strumenti trasportabili obbliga a continui spostamenti verso il veicolo di servizio per recuperare l’attrezzatura necessaria. In teoria si tratta di una scelta orientata al realismo. In pratica genera una notevole quantità di tempo morto e interrompe continuamente il flusso dell’indagine. Dopo le prime ore, questi tragitti smettono di aggiungere immersione e diventano semplicemente una fonte di frustrazione.
Anche il sistema di interazione mostra diversi limiti. Alcune prove richiedono posizionamenti estremamente precisi per essere fotografate o analizzate correttamente. In più occasioni il giocatore si ritrova a combattere contro il gioco anziché concentrarsi sull’indagine. Si tratta di problemi che non compromettono completamente l’esperienza, ma che si ripetono abbastanza spesso da influenzare il giudizio complessivo. La stessa simulazione forense presenta alcune incoerenze. Da un lato il gioco mette a disposizione strumenti sofisticati e procedure relativamente dettagliate. Dall’altro introduce limitazioni arbitrarie che riducono la credibilità dell’insieme. Alcuni elementi individuati durante le indagini sembrano meritare approfondimenti che il sistema non consente di effettuare, lasciando l’impressione di trovarsi di fronte a un potenziale non completamente sfruttato. Sul piano tecnico emergono ulteriori difficoltà. È chiaro che ci troviamo davanti a una produzione indipendente dalle risorse limitate, ma questo da solo non basta a spiegare la sensazione di arretratezza che accompagna gran parte dell’esperienza. Modelli poligonali, animazioni, interfaccia e presentazione generale ricordano spesso videogiochi appartenenti a una generazione precedente. Il problema non è la mancanza di spettacolarità visiva. Anche la direzione artistica si mantiene su livelli funzionali piuttosto che memorabili. Gli ambienti svolgono il proprio compito e forniscono le informazioni necessarie all’indagine, ma raramente riescono a lasciare un’impressione duratura.

Alla fine, il principale pregio e il principale difetto del gioco coincidono. FORENSIC – M.E. Protocol sa esattamente cosa vuole essere e non cerca compromessi. Questa coerenza gli permette di offrire un’esperienza che difficilmente troverà equivalenti diretti sul mercato. Allo stesso tempo, la sua natura estremamente specialistica, unita a meccaniche spesso antiquate e a una realizzazione tecnica modesta, restringe enormemente il bacino di utenti che potrebbero apprezzarlo. Gli appassionati più accaniti di investigazione forense probabilmente sapranno chiudere un occhio davanti a molte delle sue imperfezioni. Chi invece cerca un punta e clicca moderno, fluido e rifinito rischia di scontrarsi rapidamente con una serie di scelte progettuali che sembrano appartenere a un’altra epoca. FORENSIC – M.E. Protocol è un gioco costruito attorno a un’idea valida e tutto sommato ancora poco esplorata nel panorama videoludico. Riesce a regalare qualche soddisfazione quando il processo investigativo entra nel vivo e il giocatore comincia a collegare correttamente tutti gli indizi raccolti. Peccato che questo nucleo interessante sia circondato da una struttura spesso macchinosa, da un’interfaccia poco amichevole e da una realizzazione che fatica a tenere il passo con gli standard attuali. Per questo motivo il giudizio finale non può andare molto oltre la sufficienza.
La recensione
FORENSIC - M.E. Protocol è una simulazione investigativa che mette il giocatore nei panni di un tecnico della scientifica alle prese con nove casi da ricostruire attraverso prove e analisi forensi. Il gameplay propone idee interessanti e una discreta libertà d'indagine, premiando osservazione e ragionamento. La realizzazione tecnica, l'interfaccia e alcune meccaniche mostrano però il peso degli anni. Un titolo estremamente di nicchia, pensato soprattutto per gli appassionati del genere. Un'esperienza curiosa e originale che non riesce ad andare oltre una sufficienza piena.














