THE OUTER WORLD – Benvenuti a un nuovo appuntamento dedicato alla nostra rubrica intitolata “The Outer World”, una finestra nuova per Switchitalia, con vista sui mondi videoludici che si espandono fuori dalle consuete e familiari mura dell’universo Nintendo. Se volete più dettagli sulla nostra iniziativa, vi rimandiamo all’articolo introduttivo con cui ve la presentiamo, sospinti dalla curiosità esplorativa tipica degli amanti dei videogiochi. Il titolo che vi proponiamo oggi non è per deboli di cuore, preparatevi a perdere il contatto con la realtà e affacciatevi insieme a noi nella dimensione oscura di The Mound: Omen of Cthulhu!
Fin dal primo annuncio, The Mound: Omen of Cthulhu ha attirato l’attenzione per una ragione precisa: non sembra il classico gioco horror ispirato alla produzione letteraria di H.P. Lovecraft. A svilupparlo è Ace Team, studio cileno conosciuto per produzioni fuori dagli schemi come Zeno Clash, Rock of Ages e The Eternal Cylinder, titoli accomunati da una forte identità artistica e dalla volontà di seguire una strada diversa rispetto alle mode del momento. Vedere un team con questa personalità cimentarsi in un horror cooperativo ambientato nell’universo lovecraftiano crea sicuramente una certa aspettativa: The Mound: Omen of Cthulhu non può essere un prodotto costruito semplicemente per sfruttare l’universo lovecraftiano, deve essere un progetto con una propria visione. La collaborazione con il publisher Nacon rappresenta inoltre la certezza che il supporto ricevuto da Ace Team permetta di elevare il titolo oltre la soglia della produzione indipendente, senza però sacrificarne le potenzialità creative.

Uno degli aspetti più interessanti del titolo è la scelta dell’ambientazione. Invece di riproporre i classici scenari lovecraftiani fatti di villaggi del New England, dimore vittoriane e cultisti nascosti nell’ombra, il gioco porta i giocatori nel Sud America del XVI secolo, durante l’epoca delle spedizioni dei conquistadores. Scelta accattivante e ben congeniata perché permette ad Ace Team di sfruttare una dimensione geografica e culturale più vicina alle proprie origini. Tuttavia la foresta sudamericana non resta confinata nei limiti di una mera ambientazione esotica, ma si manifesta come un’entità viva e ostile, capace di trasmettere un senso costante di isolamento e minaccia. Anche la scelta del romanzo da cui è tratta la trama non è scontata, il gioco non si basa infatti sui romanzi più noti di Lovecraft, ma sul racconto meno conosciuto The Mound, a cui lo scrittore a dato vita in veste di ghost writer. Questa scelta ha probabilmente permesso agli sviluppatori maggiore libertà creativa, mantenendo l’essenza dell’orrore cosmico senza essere vincolati alle aspettative dei fan più accaniti. La trama mette i giocatori nei panni di membri di una spedizione partita alla ricerca di una leggendaria città sotterranea nascosta nella foresta, conosciuta come The Mound (Il Tumulo). Dopo essere sbarcati da un galeone, gli esploratori dovranno affrontare missioni sempre più pericolose per scoprire i segreti di questo luogo maledetto.

The Mound: Omen of Cthulhu può essere classificato come FPS/Roguelite/Extraction/PVE/Horror Game cooperativo da 1 a 4 giocatori, ma è sufficientemente efficace anche la più breve definizione: horror psicologico cooperativo. Il Game Loop ruota attorno al galeone, base operativa a bordo della quale si sceglie il tipo di missione che si vuole affrontare e il luogo che si preferisce esplorare, menù che si espande con l’incedere della campagna. Dalla scelta del contratto di spedizione e del luogo da esplorare dipenderanno l’equipaggiamento a disposizione e la difficoltà dell’impresa, apprezzabile escamotage per smussare la potenziale ripetitività di un titolo del genere. In ogni spedizione i giocatori dovranno dividere saggiamente l’equipaggiamento, in quanto avranno a disposizione solo 6 slot di inventario per raccogliere le numerose risorse presenti in mappa, potranno tuttavia depositarle sul carretto di padre Escalona, che seguirà la spedizione lungo tutto il suo percorso, o meglio, fin dove la strada ne permetterà il passaggio. Sarà premura del gruppo decidere chi porterà con sé armi da fuoco e chi beni di prima necessità, come bendaggi per arrestare il sanguinamento, razioni per curare le ferite o equipaggiamento da esplorazione come torce, crocifissi o una semplice, ma non scontata, mappa del luogo. Forse il più distintivo degli elementi cardine del gioco è la meccanica della follia. La Lore di gioco non viene raccontata soltanto attraverso i pochi filmati o le note trovate nei diari che i giocatori raccoglieranno in alcuni specifici insediamenti, ma attraverso la percezione stessa del giocatore. La realtà può deformarsi, gli ambienti possono mutare aspetto e persino i propri compagni possono diventare una minaccia. Un alleato potrebbe trasformarsi in un mostro, un terreno sicuro potrebbe rivelarsi una trappola e un evento apparentemente reale potrebbe essere soltanto un’allucinazione. Meccanica ben riuscita che coinvolge davvero i giocatori, la follia non è infatti, come tante altre meccaniche videoludiche già viste in altri titoli, qualcosa che si osserva soltanto o che limita fisicamente i giocatori, è un elemento che si vive realmente sulla propria pelle e che, in modo naturale, modifica il comportamento dei giocatori. Il concerto di follia e delle già citate limitazioni sull’equipaggiamento, dona ampio respiro e freschezza alla dinamica cooperativa del titolo. Anche sul fronte del combattimento, Ace Team si è districata da un approccio banale, creando una meccanica nascosta che, in base al rumore prodotto dai giocatori, accorcia il tempo a loro disposizione prima che la foresta si “svegli” e gli scateni tutta la sua furia, sottoponendoli all’attacco di ogni specie di aberrazione di cui dispone. Le armi da fuoco sono potenti, ma il rumore attira creature e pericoli. Spesso conviene utilizzare strumenti più silenziosi, evitare gli scontri diretti e scegliere con attenzione quando combattere e quando fuggire.














