51 Worldwide Games: la recensione

Un gioco per domarli tutti.

La filosofia di Nintendo è sempre stata chiara: divertimento per tutti. Nel corso degli anni ha portato avanti questo vessillo proponendo regolarmente giochi che potessero essere un’occasione di ritrovo e condivisione, anche per chi non si sente propriamente gamer incallito. Tra le altre iniziative, è bene ricordare Touch! Generations, un marchio che hai tempi del DS aveva il compito di racchiudere quei titoli pensati per una vasta platea. Tra questi c’era anche 42 classici senza tempo, una collezione di giochi da tavolo (e non solo) ripensati appositamente per i comandi touch della vecchia portatile. Era il 2006, e dopo parecchi anni la serie ritorna con un seguito ancora più ambizioso come 51 Worldwide Games.

Con questa categoria di titoli, la difficoltà del recensore è quella di riuscire a separare la bontà dei giochi proposti dal modo in cui sono confezionati. Cercando di dare un ordine, partiamo allora dai contenuti. Come già il nome lascia intendere, si tratta di una raccolta di 51 giochi provenienti da tutto il mondo: abbiamo l’Hanafuda giapponese (che ricorda gli albori di Nintendo, quando ancora era una compagnia specializzata in giocattoli e carte da gioco), il Carrom indiano, ma anche il Backgammon risalente persino ai tempi dei sumeri, o la dama cinese che ovviamente è… Tedesca?! Questa è solo una delle tante curiosità che si potranno scoprire a termine di ogni partita, contribuendo a quell’aura di internazionalità ed esoticità che rende la raccolta accattivante.

Ma la varietà non è solo geografica, dato che scorrendo nell’elenco si possono trovare le categorie più disparate: ci sono i tradizionali giochi di carte che tutti conosciamo, come il Blackjack o il Solitario (nelle versioni Klondike e Spider, ben note a chi un tempo si ritrovava al PC senza connessione Internet…); ma anche i classici giochi da tavolo, come gli scacchi o il diabolico Ludo. Se però aveste voglia di una pausa meno cerebrale, c’è anche una sezione dedicata a “giochi d’azione”, come l’hockey da tavolo o una divertente sfida con le macchinine sulla pista elettrica. Sebbene sia un’espressione inflazionata, non si può non dire che ce n’è davvero per tutti gusti: ovviamente ciascuno sarà maggiormente attratto da una tipologia di attività, ma è praticamente impossibile non trovare qualcosa che vi spinga a ripetere “ancora una partita e stacco” (salvo poi ritrovarsi ormai a notte fonda ancora ad accoppiare i fiori e le stagioni dell’Hanafuda).

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La schermata principale da cui selezionare uno dei 51 giochi, rappresentato ognuno da una simpatica icona.

Se molti di questi giochi esistono da millenni, un motivo ci sarà: resta da capire se tutto ciò che c’è intorno è altrettanto valido. Ogni gioco è preceduto da un video introduttivo che vede come protagonisti un’allegra famigliola: il senso di queste clip è quello di aiutare ad approcciarsi al gioco, soprattutto per quelli con cui non si ha familiarità. L’intento è anche quello di creare dei teatrini ironici, con risultati che possono variare sensibilmente da persona a persona (molti li potranno giudicare infantili o “cringe”, anche se io li trovo adorabilmente naïf). Sta di fatto che se non si conosce il gioco, molto probabilmente sarà necessario anche dare un’occhiata alle schermate “Come giocare”, suddivise intuitivamente in sezioni che illustrano le regole di base e alcuni consigli con strategie utili. Per i giochi più complessi, come per lo Shogi o il Mah Jong – ancora devo capire se esista qualcuno che umanamente possa davvero ricordarsi tutte quelle combinazioni – dicevo, per i giochi più complessi sono previsti anche dei brevi tutorial di accompagnamento. A completare il menu interno, è possibile impostare una serie di regole fai-da-te per personalizzare ulteriormente lo svolgimento del gioco (ad esempio, a chi spetti la prima mossa).

Dal punto di vista stilistico, l’estetica ricorda molto la (divertente) serie Wii Party e gli (altalenanti) episodi di Mario Party. Non stupisce allora scoprire che lo studio artefice dello sviluppo è NDcube, il quale si è principalmente occupato proprio di queste IP più “casual”. La presentazione generale è molto pulita e funzionale alla leggibilità delle situazioni di gioco. Gli sviluppatori hanno però cercato di trasmettere il più possibile una dimensione di “fisicità”, come se si stessero maneggiando delle vere pedine, grazie anche a degli ottimi effetti sonori, come il rumore dei dadi o delle pedine sul tabellone. Senza raggiungere vette di fotorealismo francamente superflue per titoli come questi, il risultato è molto piacevole, soprattutto per quei giochi immaginati come dei veri e propri giocattoli, come il Baseball da tavolo (mediato da Wii Party U) o la Boxe da tavolo: come se sotto a quella plastica virtuale ci fossero davvero una meccanica atta a far muovere tutti i pezzi.

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