Bravely Default II: la recensione

Di default, meglio essere brave!

Square-Enix continua a deliziare gli appassionati possessori di Switch, con l’ennesima produzione in arrivo per tutti gli amanti dei giochi di ruolo di stampo giapponese. Complice di Nintendo e del successo della sua console ibrida sin dal principio (pensate che Dragon Quest XI è stato addirittura il primo gioco ufficialmente annunciato per questo hardware, quando ancora si chiamava soltanto NX!), non solo la famosa casa di sviluppo dei JRPG più amati di sempre ha pubblicato moltissimi progetti per Switch, ma ha sostanzialmente dedicato un intero filone in esclusiva per la console. Dopo la scelta stilistica del 2D-HD di Octopath Traveler, recentemente annunciata anche per Triangle Strategy, ecco tornare su binari più familiari e già battuti in epoca DS e, soprattutto, 3DS la serie Bravely Default, con il secondo e inedito capitolo! Pronti a partire per una nuova avventura con gli Eroi della Luce?

La serie di Bravely Default è un inno a un passato che dimostra di poter essere ancora interessante e glorioso anche al giorno d’oggi: poggiando le proprie basi sul presupposto di un arco narrativo semplice, ma non per questo efficace, ma soprattutto su stile grafico e giocabilità profondamente radicate nella tradizione eppur capaci di una grande carica di freschezza nell’attuale panorama videoludico mondiale, si è unita a doppio filo con le console di Nintendo, condividendone e abbracciandone filosofia e target di riferimento. Forse per questo è riuscita a ritagliarsi un posto nel cuore di tanti appassionati, pur non iscrivendosi nel novero delle mega produzioni multimilionarie tanto care a un’ampia fetta di pubblico e sviluppatori; per questo l’annuncio del secondo capitolo in esclusiva per Switch ha rassicurato molti addetti ai lavori e molti papabili acquirenti: nonostante il passaggio alla console ibrida, che in parte ha annacquato la percezione dell’hardware Nintendo come puro portatile, e nonostante il continuo progredire di tecnologia e mercato verso grafiche sempre più spinte e strutture ludiche teoricamente moderne (con tutti i pro e i contro del caso, sia chiaro), c’è ancora spazio per un approccio di questo tipo che, dopo il successo delle altre iniziative del team Asano di Square-Enix seppur con altri sviluppatori (da un lato, Acquire; in questo caso, Silicon Studio), sembra ormai avere un roseo futuro. Ma in cosa consiste, questo approccio? Scopriamolo assieme.

Bravely Default 2: è disponibile in Italia su Nintendo Switch il JRPG di  Square-Enix - Multiplayer.it

L’arco narrativo ci vede nei panni di svariati personaggi, chiaramente raggruppati come un “party”, alle prese con la sparizione o il furto di alcuni Cristalli Magici, responsabili (sotto il controllo saggio e premuroso di una principessa, co-protagonista delle vicende) dell’equilibrio del mondo, ora messo a repentaglio. I protagonisti, ciascuno spinto dalle proprie ragioni e dai propri obiettivi, solitamente improntati a saldi valori morali, cercheranno queste pietre fatate in lungo e in largo, attraversando scenari desertici allagati, mari in tempesta, picchi innevati e chi più ne ha più ne metta, attingendo a piene mani dal più classico degli immaginari fantasy di stampo giapponese. Sospinti dalla loro forza morale, dalle abilità in combattimento e dalle facoltà magiche che li contraddistinguono, gli Eroi della Luce proveranno a sconfiggere i malvagi che stanno mettendo a rischio l’intero creato, allo scopo di conquistarlo o distruggerlo; nemici rappresentati da orribili mostri vaganti, piuttosto che da esseri umani e senzienti, consci delle loro malefatte e, per questo, ancor più deplorevoli. Avversari ovviamente soverchianti nel numero e apparentemente molto più forti e potenti del nostro gruppetto di avatar, che dovranno necessariamente crescere di livello ed esperienza, progredendo passo passo nella storia, per augurarsi di avere anche la più piccola speranza di salvare tutto e tutti. Eroi della Luce, come i protagonisti dell’ormai vecchio titolo per DS e come i personaggi dei precedenti capitoli di questa saga specifica, entrambi chiaramente ispirati ai fasti delle produzioni Final Fantasy più tradizionali, con tanto di cristalli, elementi e classi, per un rimando costante al passato (per nostro sommo piacere), ma non per questo pedissequi o banali.

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Innazitutto, lo stile grafico adottato: lontano dal realismo di molte produzioni odierne, Bravely Default II si muove in continuità con il passato, sia remoto che recente, con un approccio molto pittorico, quasi disegnato a mano, soprattutto per i fondali cittadini; diverse sono le regioni che ci troveremo ad esplorare, ciascuna strutturata con un centro urbano, il cui ritratto assurge sempre a picco più alto dell’area sotto il versante puramente artistico, e un overworld nel quale potremo trovare le rovine che rappresentano il classico dungeon, luogo della sfida più impervia di quel “livello”. La mappa esplorabile abbandona il tratto disegnato per un look più materico e moderno, caratterizzante anche i mostri contro cui dovremo scontrarci, per una contrapposizione inizialmente spiazzante, ma curata e raffinata in entrambi i casi. Discorso un po’ diverso invece per i protagonisti: gli splendidi ritratti di Amano vengono tradotti in-game in maniera molto simile a quanto accadeva nei precedenti episodi, con proporzioni super-deformed (definibili anche “chibi”, per adottare un lessico orientaleggiante) che in qualche modo stonano con situazioni e tematiche epiche, come quelle descritte nell’arco narrativo, ma che allo stesso tempo riescono a mettere ancor più in risalto, soprattutto in modalità portatile (con le limitatezze oggettive delle dimensioni dello schermo di Switch) un altro aspetto fondamentale della produzione: le classi (o job). Ciascun personaggio, infatti, potrà avere accesso a diverse tipologie di combattimento, una volta sbloccate le classi ottenendone i relativi “Asterischi” (pietre magiche in grado di trasformare il possessore, donandogli specifiche abilità, una volta sconfitto il suo portatore): oltre ad avere un profondo impatto ludico (che andremo ad analizzare tra poco), un elemento davvero apprezzabile è quello legato ai cambiamenti estetici visualizzabili a seconda del “job” attivato, poiché ciascun membro del party cambierà completamente il proprio look. Ed è in questa enorme varietà di equipaggiamento, armamentario e nella resa materica e ultra dettagliata di tutte queste vestizioni per ciascun membro del party che il gioco offre notevoli spunti stilistici, davvero apprezzabili anche dal punto di vista grafico.

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Commenti 2

  1. Serpex says:

    Finalmente, dopo parecchi tentennamenti, mi sono rimesso a giocare al primo, in modalità facile per finirlo.
    Devo dire che sono contento di aver ripreso. Bevely Default è stata una rivelazione, forte di un ottimo comparto narrativo, personaggi carismatici e ben caratterizzati e un gameplay divertentissimo.
    Sono un po’ indeciso se, prima di buttarmi sul 2, farmi un giro col second. Non ho letto meraviglie su di lui, ma potrei giocare in modalità facile per godermi la storia e rimanere sul pezzo.
    Sicuramente, il 2 mi attira tantissimo!

    • Nuas82 says:

      Io andrei diretto sul II, per Switch.
      Più si gioca, meglio si capiscono le dinamiche delle classi, soprattutto in ottica anti-grind per i boss. Davvero splendido, in termini di gameplay, secondo me.

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