Persona 5 Strikers: la recensione

Ladri di cuori, finalmente su Switch

Atlus da sempre è sinonimo di grandi giochi di ruolo di stampo orientale, soprattutto con la famosa saga Shin Megami Tensei, la cui costola è però ormai divenuta ben più famosa a livello mondiale: Persona, infatti, ha spopolato nel corso degli ultimi anni, grazie a una impostazione molto moderna del design di personaggi, mondi e interfacce grafiche, nonché grazie a un’ambientazione scolastica meno oscura ed ermetica di quella del suo progenitore. Saga che ha deliziato le coste di casa Nintendo in ambito portatile già ai tempi del 3DS, con l’interpretazione dell’universo di riferimento in salsa dungeon crawler, arrivando invece in ambito home (prima su Wii U e poi su Switch) grazie al crossover con Fire Emblem (perché nonostante le dichiarazioni ufficiali, è evidente quanto Tokyo Mirage Session strizzi l’occhio molto di più ai Persona che agli Shin Megami Tensei). Ora però è il momento di alzare un po’ il tono dei contenuti perché in questo caso parliamo pur sempre sì di uno spin-off, ma da tutti (Atlus in primis) considerato anche un vero e proprio seguito dell’ultimo capitolo “main” del brand: eccoci quindi pronti a recensire per voi Persona 5: Strikers – sulle vostre amate Nintendo Switch!

Alcuni mesi sono passati dalla conclusione delle vicende narrate nel corso di Persona 5 (o Persona 5 Royale) e i nostri amici Ladri Fantasma si ritrovano, dopo un breve periodo di pausa ed allontanamento, pronti a ripartire con le loro vite e a condividere nuove esperienze assieme. Le tribolazioni del meta-verso sono alle spalle, la città di Tokyo ha riacquisito il suo cuore e tutto sembra andare per il meglio. Durante una riunione nel vecchio covo, i ragazzi decidono di partire tutti assieme per una vacanza e, per preparare al meglio tutto l’occorrente per il campeggio, si dividono i compiti e gli acquisti, coordinandosi attraverso l’app all’ultima moda, subito scaricata da tutti sui propri cellulari. Ed è così che Joker e Skull si ritrovano in centro città, pronti a fare shopping accompagnati da Morgana, quando un evento idol-pop li incuriosisce: una giovane influencer è infatti pronta a inaugurare un nuovo negozio di vestiti e, per farlo, lascia il proprio contatto app agli astanti. Tra loro, ovviamente ci sono anche i nostri eroi che, però, non appena stringono amicizia virtuale con la starlette…si ritrovano ancora una volta catapultati nell’occhio del ciclone: il meta-verso e le sue ombre sono tornate! Proprio Alice, la giovane e famosa ragazzina di poco prima, pare essere al comando di questo mondo alternativo, governato da demoni animaleschi e dai più bassi istinti della psiche umana e per fuggire i nostri dovranno stringere amicizia con una bizzarra ma potete AIQueste sono le basi narrative di un’avventura che ricalca la superficiale modernità dell’epoca digitale, le sue fugaci tentazioni e le sue attraenti dinamiche, proprio come il titolo originale da cui Strikers mutua tutto, in termini di toni e atmosfere. Punto a suo favore, ovviamente, essendo un seguito diretto, seppur spurio sotto il profilo del genere e della giocabilità.

Persona 5 Strikers' review: a symphony of style and substance
Persona 5 Strikers: How long does it take to beat? – Jioforme

Sì perché invece il genere di appartenenza cambia: nel passaggio dal team di sviluppo principale di Atlus alla collaborazione con Koei-Tecmo e il suo Omega Force, i celeberrimi combattimenti a turni lasciano il posto a una impostazione più action e frenetica, aumentando il numero di nemici a schermo contemporaneamente, ma anche le possibilità di combattimento appannaggio di Joker e degli altri membri del team. L’accostamento più immediato è quello con la serie “Warriors”, che oltre alle classiche saghe Dinasty e Samurai ha visto nel corso degli anni anche numerosi progetti ibridi a licenza, da One Piece a Ken il Guerriero, arrivando nel corso degli ultimi anni a incrociarsi però anche con altre famose produzioni derivanti dal medesimo mezzo di intrattenimento di massa: il videogame. Ed è così che abbiamo visto ad esempio le interpretazioni “Musou” di Dragon Quest o Fire Emblem, per arrivare ai recentissimi crossover con The Legend of Zelda e, appunto, Persona. Contrariamente a quanto avveniva con le declinazioni di Koei-Tecmo di famosi cartoni animati, dove la giocabilità restava pressoché identica alle serie classiche di Omega Force, rivestite però con abiti tagliati su misura per ricreare personaggi e situazioni mutuate dai racconti di riferimento, incrociando la strada con altri brand tratti da videogame il discorso giocabilità si è fatto però via via più interessante, mutuandone in parte anche alcune tipiche caratteristiche di gameplayE’ stato così già per il primo Hyrule Warriors (con il lock-on sui nemici, l’utilizzo di determinati oggetti per risolvere al meglio determinate situazioni e via dicendo), ma la cosa si è accentuata in maniera esponenziale con Age of Calamity, dove gli obiettivi situazionali, le sessioni di gioco in controllo dei Colossi Sacri, gli elementi narrativi e svariate altre sfaccettature hanno saputo offrire un mix tra le due saghe come mai visto prima, facendo del progetto in esclusiva per Nintendo Switch un prequel (forse apocrifo, direbbero alcuni) del progetto principale. Questo intersecarsi di fattori tra due saghe, dove elementi dell’una finiscono per legarsi ai crismi rappresentativi dell’altra, è se possibile ancor più forte in Persona 5: Strikers.

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