Saviors of Sapphire Wings: la recensione

Due titoli in uno per una full immersion nel mondo dei Dungeon Crawling RPG, per chi ha nostalgia dei board game ma non solo.

Saviors of Sapphire Wings è un RPG piuttosto inusuale, edito da NISA (Nippon Ichi Software America) nel 2019 inizialmente per il solo mercato giapponese, salvo poi farsi largo fino alle nostre console, ad un paio d’anni di distanza, in un appetitoso bundle insieme a Stranger of Sword City (recensito qui). Il percorso abbastanza tortuoso che ha portato questo titolo alla pubblicazione per un mercato di massa è probabilmente da spiegarsi con la particolarità di questo RPG. Abbiamo infatti tra le mani un Dungeon Crawling o Grid Based RPG, un sottogenere non per tutti ma che con questo bundle pack può catturare più di un nuovo seguace.

Il gioco ci catapulta brutalmente sul campo di battaglia senza molta introduzione né spiegazione del combat system. Si inizia infatti con una sorta di flashback nel passato che ci scaglia nell’Anno Santo 868 nel bel mezzo della battaglia finale tra Luce e Oscurità, nei panni del cavaliere Xeth Landlight.  In questa sanguinosa battaglia contro le forze dell’oscurità, l’impavido Xeth è costretto a fiondarsi all’interno del castello demoniaco accompagnato solo da un manipolo di compagni. Nonostante gli sforzi dei guerrieri della Luce la situazione sfugge presto di mano, Xeth e i suoi vengono spazzati via. A causa di questa sconfitta la terra vive un secolo di oppressione ed oscurità sotto il giogo dell’Overlord. Completata questa intro ci ritroveremo sbalzati, ad un secolo di distanza dagli eventi appena narrati, nello spirito reincarnato di Xeth, evocato per tentare un nuovo assalto alle forze dell’oscurità. Completata questa fase finalmente avremo una reale introduzione al mondo di Saviors of Sapphire Wings. Xeth deve reimparare praticamente tutto, avendo dimenticato il suo passato. Il giocatore potrà personalizzare il character sia dal punto di vista estetico che delle proprie abilità, skills di attacco e difesa, fino alla classica scelta della razza di appartenenza. Lo stesso tipo di personalizzazione sarà applicabile anche agli altri elementi del party che incontreremo.  

La scelta di iniziare direttamente con quella che sembra essere la battaglia finale del gioco, buttandoci nella mischia senza spiegazioni, né la possibilità di acclimatarsi con il combat system è senza dubbio spiazzante, così come il feeling reso dalle sezioni di esplorazione/crawling non particolarmente accattivanti dal punto di vista grafico ad una prima occhiata. Le fasi esplorative si svolgono infatti in una inusuale visuale in prima persona. Tramite i due analogici si ruota la visuale di 90° e ci si muove un passo alla volta nelle quattro direzioni. La mappa, come caratteristico nei Dungeon Crawling, è rappresentata da una griglia quadrettata che verrà lentamente svelata, quadratino dopo quadratino portando avanti l’esplorazione. Col passare del tempo si finisce tutto sommato per apprezzare questa modalità sotto certi aspetti un po’ datata, una volta acclimatati infatti svelare completamente la mappa potrebbe dare una certa soddisfazione. Inoltre, dopo aver svelato una certa location sarà possibile raggiungerla tramite una funzione automatica che aiuterà a velocizzare gli spostamenti.

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