Ninja Gaiden 3: Razor’s Edge: la recensione

La lama del rasoio non è poi così affilata, in Ninja Gaiden 3

Certo nel terzo capitolo è possibile selezionare diversi costumi per il protagonista Ryu Hayabusa, piuttosto che affrontare il proseguimento dell’arco narrativo tramite diversi personaggi, con livelli selezionabili e una sorta di struttura a bivi quantomeno accennata, senza dimenticare la crescita delle abilità e dell’equipaggiamento dei personaggi con una struttura ad albero, quantomeno curiosa. Resta però il fatto che tutti questi elementi sembrano più che altro dei contenuti di contorno, che arricchiscono superficialmente un’esperienza di gioco che, per altro, presenta ainvece due difetti ben più centrali nell’opera videoludica qui esaminata. Da un lato, il gameplay trasmette un senso di tecnicismo assai inferiore rispetto a entrambi i capitoli precedenti, virando verso un “button smashing” più selvaggio, anche se forse più accessibile. Dall’altro, questa stessa accessibilità viene però fiaccata da una curva di apprendimento che, forse proprio per la mancanza di una certa profondità di programmazione del sistema di combattimento, finisce per sembrare mal calibrata, visti alcuni improvvisi picchi di difficoltà.

A complicare ancor di più il giudizio su Razor’s Edge subentra poi una conversione che sembra essere meno fine e convincente di quella fatta su Sigma, sempre all’interno di questa Master Collection: certo, la mole poligonale e il lavoro di illuminazione ed effetti particellari, nonché l’ampiezza dei livelli e il numero di nemici a schermo rendono il compito di calcolo da parte dell’hardware più impegnativo, ma non per questo riusciamo a giustificare una risoluzione a tratti troppo afflita dal bloom per poter essere definita limpida e una fluidità che JoyCon alla mano sembra essere meno “rock solid” rispetto al primo capitolo della saga. Se a tutto questi problemi, che si palesano sia in modalità portatile che su schermo TV, aggiungiamo un comparto sonoro che, non tanto per l’implementazione tecnica quanto per la direzione artistica è sostanzialmente dimenticabile, ecco che il quadro non è certo quello di una promozione a pieni voti. Anzi.

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La recensione

6 Il voto

La lama del rasoio di Ryu Hayabusa perde una buona parte del suo smalto rispetto ai capitoli precedenti: vuoi per una direzione artistica meno raffinata, vuoi per modifiche di gameplay superficiali che non riescono a nascondere del tutto una maestria più contenuta nella programmazione del sistema di combattimento. L'abbandono del maestro dell'action Itagaki segnò la serie in negativo, e non è la riproposizione in modalità ibrida a poter cambiare questa verità.

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