Dice Legacy: la recensione

Un lancio di dadi per decidere le sorti del nostro regno! Casualità e strategia la fanno da padrone in questa intrigante interpretazione del genere city builder.

Quella che abbiamo appena vissuto e che va ormai, purtroppo, a concludersi è stata senza dubbio un’estate caratterizzata da grandi successi italiani. Abbiamo tutti ancora ben impresse negli occhi le notti magiche degli Europei di calcio, le medaglie olimpiche e paraolimpiche di Tokyo o il successo musicale degli Eurovision Song Contest. Anche in campo videoludico siamo felici di poter affermare di aver vissuto una stagione piuttosto proficua e soddisfacente per i nostri colori. Studi completamente italiani ci hanno portato infatti titoli ben realizzati, vari e divertenti come Willy Morgan and the Curse of Bone Town, Baldo: The Guardian Owls, e l’atteso Dice Legacy che ci apprestiamo qui a recensire.

Sviluppato dal team DestinyBit con sede a Ravenna, Dice Legacy si propone come una elegante ed intrigante variazione sul tema dei city builder strategici, grazie ad un particolare ma riuscito incontro con alcune dinamiche tipiche dei board game. I protagonisti, come lecito aspettarsi visto il titolo del gioco, sono appunto i dadi che, inserendosi nel classico schema di raccolta ed utilizzo delle risorse (ferro, legna, erbe, cibo ecc), introducono un aspetto casuale ed al tempo stesso strategico. Iniziamo la nostra avventura approdando sulle coste di un territorio inesplorato e tutto da civilizzare. Il mondo di gioco ha una bizzarra forma ad anello, del quale noi abiteremo e colonizzeremo la parte interna, in contrasto con qualsiasi legge della fisica (se avete in mente la scena madre del film Inception, quella in cui la città si arrotola su se stessa, riuscirete a farvi una chiara idea di come è costruito il mondo di gioco in Dice Legacy). Per la stessa natura del mondo, costruito lungo una sorta di binario, e per via della camera che può essere mossa solo avanti e indietro, il gioco invoglia una progressiva espansione della propria colonia fino a popolare tutto l’anello, piuttosto che un approccio più statico e conservativo.

Il gioco, a partire dalla prima fase/tutorial di colonizzazione, ci propone degli obiettivi da raggiungere di volta in volta: costruire un determinato edificio, potenziare un certo dado, avviare scambi commerciali con altre colonie e così via. Questa fase è fondamentale per digerire le dinamiche di gioco ed i comandi che, a onor del vero, su Switch risultano un pochino macchinosi e non sempre precisi. La mappa di gioco è suddivisa in esagoni, rappresentanti le zone sulle quali è possibile costruire o interagire, tuttavia posizionarsi correttamente con gli stick analogici non è sempre un compito semplice. Inizialmente avremo a disposizione un set di dadi base, in grado di svolgere le attività più elementari. Ad ogni lancio di dadi visualizzeremo per ognuno una abilità (come costruzione, raccolta di risorse, attacco, espansione) ed un numero. Quest’ultimo rappresenta l’usura del dado e per quanti lanci potremo ancora utilizzarlo prima della sua “morte” (fermo restando che potremo ricaricarlo e curarlo in un edificio dedicato).

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