Willy Morgan and the Curse of Bone Town: la recensione

Un tuffo nella storia dei punta e clicca per una avventura piratesca tutta italiana

Una ciurma tutta italiana sbarca su Switch portandoci un intrigante punta e clicca a tema piratesco. Si tratta di Willy Morgan and the Curse of Bone Town, lavoro d’esordio del team Imaginarylab pubblicato da Leonardo Interactive. Sempre dello stesso publisher, qualche mese fa abbiamo provato anche la visual novel distopica Dry Drowning, della quale trovate qui la recensione. Sono infatti sempre più numerose, oltre che qualitativamente ben riuscite, le produzioni italiane che riescono a ritagliarsi un certo spazio e consenso. Questo avventuroso punta e clicca, esplicita dichiarazione d’amore nei confronti dei classici del genere, non fa eccezione. Già a partire dal titolo non sfuggirà la natura citazionista del titolo, siamo infatti pienamente nel mondo di riferimento che va dalla serie Monkey Island ai Goonies. Le musiche, le ambientazioni ed uno spiccato humour riescono pienamente a farci immergere in un mondo che i videogiocatori più navigati sicuramente non faranno fatica a riconoscere come loro.

Iniziamo la nostra avventura nella stanza di Willy Morgan, uno sveglio ragazzino nonché esploratore in erba, figlio di una coppia di studiosi. Il padre di Willy, Henry Morgan (ogni riferimento al famoso pirata non è puramente casuale), è un noto archeologo ed è ormai scomparso da 10 anni senza lasciare tracce. Proprio nel giorno del 10° anniversario dalla scomparsa del padre Willy riceve una misteriosa lettera firmata proprio da Henry Morgan, il primo criptico indizio dopo tanto tempo. Il manoscritto lasciato dal padre indica come punto di partenza per l’indagine una losca locanda nella città di Bone Town, storicamente abitata da pirati, sebbene ora un po’ decadente. Giusto il tempo di assembleare una bicicletta con pezzi di fortuna recuperati in casa, sezione di gioco che funge da tutorial ed introduzione del gameplay, e Willy parte alla volta della città. Da questo punto in poi si dipaneranno le avventure del giovane che dovrà destreggiarsi tra personaggi doppiogiochisti, indovinelli, indagini sul passato di Bone Town e soprattutto la ricerca di indizi per scoprire cosa è realmente accaduto a suo padre.

Il gameplay è quello classico dei punta e clicca, introducendo la funziona touch come feature specifica per la versione Switch. Avremo in ogni momento facile accesso all’inventario dal quale potremo scegliere gli oggetti con in quali interagire oppure, unendone due o più, crearne di nuovi. Gli indovinelli proposti sono piacevoli e stimolanti ma non particolarmente difficili. Spesso sarà questione di recuperare tutti gli oggetti disponibili nelle varie location esplorate ed assemblarli con un pizzico di inventiva, piuttosto che attirare uno degli NPC con un escamotage in modo da liberarci l’accesso ad una determinata schermata. Una scelta piuttosto discutibile è quella di rendere immediatamente visibili a schermo tutte le possibili interazioni (come porte, oggetti, cassetti) tramite la pressione del tasto B. In questo modo da una parte ci viene tolto in parte il piacere della scoperta e dell’esplorazione, che in questo genere di giochi solitamente ha un certo peso, dall’altra abbassa drasticamente il livello di difficoltà, già di per sé non altissimo dato che il gioco si può completare in 3 ore circa. Sempre in questa direzione è orientata la possibilità di effettuare degli spostamenti rapidi semplicemente selezionando una ambientazione dalla mappa di gioco.

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