Xbox Series S: Mortal Kombat 1: la recensione

Fatality!

THE OUTER WORLD – Benvenuti a un nuovo appuntamento dedicato alla nostra rubrica intitolata “The Outer World”, una finestra nuova per Switchitalia, con vista sui mondi videoludici che si espandono fuori dalle consuete e familiari mura dell’universo Nintendo. Se volete più dettagli sulla nostra iniziativa, vi rimandiamo all’articolo introduttivo con cui ve la presentiamo, sospinti dalla curiosità esplorativa tipica degli amanti dei videogiochi. Oggi è il turno di un simbolo del nostro amato mezzo di intrattenimento digitale, ormai da tantissimo tempo: il nuovo capitolo di Mortal Kombat che, dopo l’uscita di Street Fighter 6 di Capcom, scolpisce l’altra faccia della stessa storica e attuale medaglia dei picchiaduro, con la proposta Warner Bros/NetherRealm pronta a mettere sul tavolo il suo carico di cinematografia e violenza. Scopritene con noi la versione per Xbox Series S, recensita nell’attesa di poter mettere le mani anche sulla versione Switch, per la quale seguirà nel corso delle prossime settimane un approfondimento ad hoc, così da non lasciare il giudizio in sospeso per i nostri lettori più affezionati, tendenzialmente più legati alla proposta della casa di Kyoto, anche nel caso dei titoli multipiattaforma.

Mortal Kombat è una colonna, una vera e propria icona di un genere ma non solo: nel corso dei decenni è stato capace di travalicare i confini del medium di comunicazione che gli ha dato i natali, portando la sua narrazione prima al cinema, poi sulla carta stampata dei fumetti (complice anche l’acquisizione dell’ex marchio Midway da parte di Warner Bros.) e siamo piuttosto certi che prima o poi arriverà anche sugli ormai onnipresenti servizi di streaming, legati alla fruizione di contenuti di intrattenimento visivi passivi, continuando a perorare la sua politica di violenza talmente eccessiva, da risultare persino divertente per chi riesca a vederne oltre la patina di ipocrita denuncia scandalistica. Ma in ogni caso, è comunque pad alla mano che, a partire dai cabinati arcade della sale giochi di tantissimi anni fa, ha iniziato la sua scalata nell’immaginario collettivo: approccio grafico originale e tecnologicamente avanzato, con un vero motion capture capace di stupire per il realismo della sua resa (utilizzando attori in carne e ossa, contrapposti ai cartoonosi personaggi bidimensionali dell’acerrimo nemico di sempre, Street Fighter ovviamente) e, soprattutto, dotato di un estremo livello di crudeltà visiva, legata alle sue mosse fatali e all’utilizzo esplicito di sangue e menomazioni. Un insieme di elementi che fu in grado sin da subito di far parlare di sé, ritagliandosi un posto nel cuore di tanti appassionati, catturandone tanto gli occhi quanto i polpastrelli. Una storia che da allora ha sfornato poi tantissimi episodi, alcuni più convincenti degli altri, fino all’undicesimo capitolo sviluppato qualche anno fa anche per Nintendo Switch e al cui termine, a conclusione di un macro arco narrativo davvero importante e capace di attraversare diversi lustri tramite l’incarnazione resa possibile dai tanti capitoli spesso legati tra loro da un comune denominatore, tutto finisce, per poi ricominciare. Uguale e diverso da prima: ed è così che nasce il presupposto di Mortal Kombat 1.

Da sempre l’impostazione di questo brand è fortemente narrativa e cinematografica, insistendo sulle scene animate per portare avanti un racconto quanto più holliwodiano e accattivante possibile, tanto da mantenere l’arco narrativo lungo diversi capitoli della saga, con l’inconveniente di arrivare a tratti a confondere il pubblico neofita che si affacci per la prima volta alle vicende che legano tra loro i destini dei diversi personaggi. Anche per questo, quando Midway Games fallì e la proprietà di Mortal Kombat fu venduta alla Warner Bros Interactive, si optò per una sorta di reset del mondo di gioco: nel gioco del 2011, infatti, venne rivelato come Shao Kahn, uscito trionfante dagli eventi di Mortal Kombat: Armageddon, venne ostacolato da Raiden che, per impedire il dominio dell’acerrimo rivale, inviò un messaggio al suo sé passato per cambiare la storia, facendo di quel capitolo un vero e porprio reboot narrativo dell’universo di riferimento. Questa nuova sequenza temporale sarebbe l’ambientazione dei suoi due sequel, Mortal Kombat X e Mortal Kombat 11 prima che il tutto venisse nuovamente scombussolato proprio dal precedente titolo, usicto anche su Nintendo Switch. La trama di Mortal Kombat 11 era bizzarra, anche per gli standard del franchise: in esso, il personaggio noto come Kronika, il Titano del Tempo, sceglie di ripristinare l’intera linea temporale dell’universo, apparentemente infastidito dalla costante ingerenza di Raiden. Dopo una storia epica, Liu Kang, ora lui stesso un dio grazie all’intervento dell’onnipresente Raiden, riesce a sconfiggere Kronika in battaglia. Sfortunatamente, le sue azioni arrivano troppo tardi e la sequenza temporale del multiverso di Mortal Kombat viene completamente ripristinata lo stesso. Il DLC Aftermath espande ulteriormente il finale della storia e offre ai giocatori una narrazione più completa: al giocatore vengono assegnati due finali diversi in base al personaggio con cui sceglie di giocare. Un finale vede Shang Tsung come il nuovo sovrano sulla linea temporale dell’universo, mentre un altro vede Liu Kang agire come mentore di una versione giovane di Kung Lao. A quanto pare, il finale di Liu Kang sarà da oggi in avanti quello canonico, visto l’incipit narrativo di Mortal Kombat 1: in esso i giocatori saranno in grado di scoprire se effettivamente Liu Kang sia stato in grado di creare una sequenza temporale migliore dell’originale, visto che il nuovo episodio rappresenta la rinascita dell’universo di Mortal Kombat, creato dal Dio del fuoco, introducendo una versione reimmaginata e mai vista prima degli iconici personaggi del pluriennale franchise. La Modalità storia di NetherRealm, capace da sempre di definire in maniera netta il genere dei picchiaduro, ritorna quindi con tantissimi filmanti coinvolgenti, in grado di inscenare i tanti cambiamenti inaspettati che coinvolgono le classiche rivalità e le storie personali di un’ampia schiera di personaggi, tra cui Liu Kang, Scorpion, Sub-Zero, Raiden, Kung Lao, Kitana, Mileena, Shang Tsung, Johnny Cage e via discorrendo. la storia è del tutto inedita e grazie a questo escamotage narrativo è in grado di svecchiare alcuni design o caratteri, presentandoci personaggi iconici visti sotto una nuova lente, offrendo un ampio cast di combattenti leggendari con un passato completamente riscritto. La modalità storia di Mortal Kombat 1 offre a tutti gli effetti una storia cinematografica con nuove relazioni, cambiamenti inaspettati alle classiche rivalità e storie personali originali per un ventaglio di protagonisti vecchi e nuovi davvero encomiabile.

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