Xbox Series S: 007 First Light: la recensione

Dopo un gesto eroico, un giovane James Bond, membro dell'aviazione della marina, riceve l'offerta di unirsi al riformato Programma Doppio Zero...

THE OUTER WORLD – Benvenuti a un nuovo appuntamento dedicato alla nostra rubrica intitolata “The Outer World”, una finestra nuova per Switchitalia, con vista sui mondi videoludici che si espandono fuori dalle consuete e familiari mura dell’universo Nintendo. Se volete più dettagli sulla nostra iniziativa, vi rimandiamo all’articolo introduttivo con cui ve la presentiamo, sospinti dalla curiosità esplorativa tipica degli amanti dei videogiochi. Oggi vi presentiamo un agente segreto che si chiama Bond…James Bond!

Esistono personaggi che trascendono il medium che li ha resi celebri e finiscono per diventare parte della cultura popolare globale. James Bond appartiene senza dubbio a questa ristretta categoria. In oltre sessant’anni di storia, l’agente 007 non ha semplicemente conquistato cinema, letteratura e televisione, ma ha influenzato il modo stesso in cui immaginiamo una spia. Frasi iconiche come “Bond, James Bond”, il rituale del Martini “agitato, non mescolato“, l’eleganza impeccabile, l’auto sportiva piena di gadget e quel misto di fascino, ironia e sangue freddo sono entrati nell’immaginario collettivo ben oltre i confini della saga. Nato dalla penna di Ian Fleming, diventato un’icona assoluta del cinema grazie a interpreti come Sean Connery, Roger Moore, Pierce Brosnan e Daniel Craig, l’agente 007 ha avuto anche una lunga storia nel mondo dei videogiochi. Per molti giocatori il nome Bond richiama inevitabilmente il leggendario GoldenEye 007 su Nintendo 64, ma nel corso degli anni non sono mancati adattamenti più o meno riusciti dei film. Eppure, nonostante il fascino della licenza, da molto tempo mancava un videogioco capace di riportare davvero James Bond al centro della scena videoludica.

Con 007 First Light, IO Interactive raccoglie una sfida tutt’altro che semplice. Lo studio danese, noto soprattutto per la serie Hitman, ha costruito negli anni una reputazione basata sulla libertà d’approccio, sulla progettazione intelligente dei livelli e sulla capacità di lasciare il giocatore libero di sperimentare. Quando venne annunciato il progetto dedicato a James Bond, era inevitabile immaginare una sorta di Hitman in smoking. Fortunatamente, la realtà si è rivelata molto più interessante. La prima grande sorpresa riguarda proprio il protagonista. Invece di appoggiarsi a una delle incarnazioni cinematografiche più celebri, gli sviluppatori hanno scelto di creare una propria versione di Bond, completamente originale. È una decisione coraggiosa che avrebbe potuto facilmente alienare i fan più tradizionalisti, ma che finisce invece per rappresentare uno dei maggiori punti di forza dell’intera produzione. Questo James Bond è giovane, inesperto, impulsivo e spesso insofferente verso le regole. È ancora lontano dall’agente impeccabile che il pubblico conosce da decenni. Non possiede ancora quella sicurezza quasi sovrumana che caratterizzava il Bond di Connery o l’eleganza chirurgica del Bond interpretato da Brosnan. Allo stesso tempo non è nemmeno la figura tormentata e disillusa resa celebre dall’era Craig. È un uomo in costruzione, brillante ma imperfetto, talentuoso ma ancora incapace di controllare completamente il proprio istinto.

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Va detto, questa reinterpretazione moderna funziona. Pur aggiornando il personaggio ai tempi attuali, IO Interactive riesce a preservarne l’essenza. Il carisma è intatto, così come la prontezza di spirito, l’ironia e quella naturale inclinazione a buttarsi nel pericolo senza pensarci due volte. È un Bond più contemporaneo, ma resta inequivocabilmente Bond. La volontà di rispettare il materiale originale emerge fin dai primi minuti di gioco. L’introduzione è una vera e propria dichiarazione d’intenti. Le silhouette in movimento, la regia spettacolare, la colonna sonora e l’impostazione visiva richiamano immediatamente le celebri sequenze d’apertura cinematografiche che hanno accompagnato la saga per oltre sessant’anni. È uno di quei momenti capaci di mettere immediatamente il giocatore nel giusto stato mentale, ricordandogli che non sta semplicemente giocando a un action adventure qualsiasi, ma sta entrando nell’universo di James Bond. Anche la storia riesce a convincere. Senza addentrarci in dettagli che rischierebbero di rovinare la scoperta, la scelta di iniziare il percorso di Bond durante il suo addestramento si rivela particolarmente efficace. Le prime ore ambientate a Malta rappresentano un ottimo punto di ingresso sia per il personaggio sia per il giocatore. Da un lato assistiamo ai primi passi di una futura leggenda dell’intelligence britannica, dall’altro impariamo gradualmente le meccaniche di gioco senza mai avere la sensazione di affrontare un tutorial invasivo o artificiale.

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